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«Ammazzo tutti» Urla e paura nel condominio dell’orrore
I vicini hanno sentito i colpi e sono usciti dalle loro case L’uomo viveva lì da anni: «È cambiato dopo il lockdown»
Michele Nannini
FOLLONICA. Le urla. Il sangue per terra. La gente impaurita sul pianerottolo. Ambulanze e sirene ovunque. Un martello insanguinato: schegge di una notte di orrore, in un palazzo del quartiere Zona Nuova nella calda estate follonichese.
Uno scenario all’ “Arancia Meccanica” per una follia senza senso che ha mandato in ospedale una donna 69enne di Buonconvento in vacanza a Follonica con nipoti e genero, aggredita nella notte di giovedì da un vicino di casa originario del Burkina Faso nel complesso Sanvenero in via dei Pini. Solo grazie all’intervento di un altro vicino, un 39enne del Senegal cameriere in un locale della città, l’aggressione non si è trasformata in tragedia. E’ lui che ha bloccato l’assalitore, non prima di una colluttazione che è durata qualche minuto e si è risolta solo all’arrivo delle pattuglie dei carabinieri allertate dai residenti del complesso. Il cittadino del Burkina Faso, classe 1987, è rinchiuso nel carcere di Siena con l’accusa di tentato omicidio, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.
Il giorno dopo nel palazzone di via dei Pini la vita sembra scorrere normale ma di normale c’è poco o nulla: chiunque passa per il vialetto d’ingresso non può non tornare con la mente a giovedì notte. «Io abito davanti al civico dell’assalto – spiega una signora in vacanza a Follonica – ho anche mia nipote con me e l’aspettavo, quando è iniziato tutto. Le urla si sentivano ovunque, anche noi che eravamo lontani».
Signore che rincasano in tutta fretta, genitori con i figli piccoli che raggiungono il mare e che guardano con un misto di rabbia e incredulità il portone del civico numero 7; la liturgia è sempre la stessa, la voglia di andare avanti e dimenticarsi di tutto che però si scontra con la cruda realtà di quanto è successo. «Da qualche minuto sentivo dei colpi, come se qualcuno stesse facendo dei lavori in casa – spiega Roberta, una vicina – poi poco dopo ho sentito le urla e mi sono affacciata. Tutti gridavano “ha il martello” ed è iniziato il caos. Io abito nel palazzo dal 1990, questo ragazzo è qui da cinque o sei anni ed era sempre tranquillo, festoso, salutava tutti. Poi dopo il lockdown qualcosa è cambiato, si vedeva che non era più come prima, forse ha avuto dei problemi. Dobbiamo ringraziare quel ragazzo del Senegal che è intervenuto: quando ha aperto la porta e l’ha visto si è subito gettato su di lui, senza curarsi del martello che l’altro aveva in mano». «I bambini urlavano “la nonna, la nonna” – racconta Benedetta, in vacanza a Follonica con il compagno Federico - abbiamo chiamato subito il 118 e nel frattempo ho tenuto i bimbi con me per tranquillizzarli. La signora era in una pozza di sangue e abbiamo cercato di tenere i nipoti lontani, poi sono arrivati anche altri vicini e abbiamo lasciato che le prestassero i soccorsi».
Capire subito cosa fosse successo non è stato semplice, nemmeno per loro che erano lì. «Quando ci siamo affacciati ci hanno detto che era stato un uomo di colore che era ancora in giro da qualche parte – spiega Federico - era completamente sfasato, sembrava fuori di testa». Luciano abita da tempo nel complesso e quell’uomo lo conosce ormai bene. «In inverno è andato nel suo paese, poi da quando è tornato a primavera era cambiato, gli occhi spiritati e un comportamento offensivo e volgare. Dopo l’aggressione per fortuna non è partito verso altre persone altrimenti avrebbe fatto una strage. Era fuori di testa, urlava “ammazzo tutti”». —
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