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Grosseto

lungo la provinciale del padule 

Piantagione bambù Insieme ai lavori sono partite anche le polemiche

Massimiliano Frascino
Piantagione bambù Insieme ai lavori sono partite anche le polemiche

Chiarucci (Società botanica): «Possibili invasioni delle radici e c’è la vicinanza con l’area protetta della Diaccia Botrona»

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Massimiliano Frascino

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Maremma frontiera avanzata dell’innovazione agricola in Toscana, e per ciò stesso campo di battaglia fra opposte visioni. Il nuovo fronte è quello del bambù gigante, che la Forever Bambù sta piantando a Castiglione della Pescaia in una proprietà di oltre cento ettari che dalla provinciale del “Padule” raggiunge a monte il confine con l’Azienda agricola “Le Mortelle”, del gruppo vitivinicolo Antinori. Ad aprire le ostilità Alessandro Chiarucci, presidente della Società Botanica Italiana Onlus, che ritenendo quella del bambù gigante una coltura industriale invasiva, ha scritto alla Regione Toscana chiedendo una «valutazione d’impatto ambientale». La preoccupazione è di doppia natura: «La specie esotica può comportarsi in modo invasivo espandendosi mediante rizomi (radici che strisciano sottoterra in orizzontale, ndr) in grado di superare gli ostacoli e dare vita a nuove piante». E poi c’è preoccupazione per «la vicina area protetta della Diaccia Botrona, zona umida di eccezionale valore ecologico che ospita molti esemplari di fauna rara».

Forever Bambù, intanto, entro lunedì prossimo avrà completato la piantumazione dei primi 40 ettari, ed entro il prossimo anno completerà i 104 ettari previsti dal piano colturale. Realizzando il più grande bambuseto d’Europa. «Onestamente – ribatte Mauro Lajo, agronomo di Forever Bambù – sono un po’ sconcertato da certe affermazioni. Intanto perché il bambù gigante è tutt’altra cosa dalle canne palustri, e quindi non può proliferare in zone umide perché morirebbe per asfissia delle radici nel caso trovasse l’acqua. Oltretutto la Diaccia Botrona è lontana, ben al di là della strada provinciale». Ma oltre a questo, Lajo tiene ad entrare nel merito degli aspetti colturali, per rassicurare. «Il bambù gigante è una coltura che ha bisogno d’acqua solo nei primi 4-5 anni di vita, assimilabile a colture come il mais o il pomodoro da industria, dopodiché si autoalimenta e non ha bisogno d’irrigazione. È un bosco con elevato ricambio fogliare che crea una pacciamatura naturale, grazie alla quale si genera l’humus che nutre la piantagione. Non solo – aggiunge – nella fase di sviluppo della pianta non utilizzeremo nessun biocida o trattamento, mentre l’apparato radicale rizomatico si muove in parallelo al terreno ad una profondità di 30/50 centimetri, fermandosi dove non trova più terra. La piantagione è circondata da fossi profondi 80/100 centimetri che ne impediscono la propagazione, e in più il nostro disciplinare di coltivazione prevede una volta all’anno il passaggio lungo tutto il perimetro con una lama (ripper, ndr) che affonda per un metro rescindendo eventuali improbabili rizomi». —

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