Il Tirreno

Grosseto

grosseto 

La Cia chiede più attenzione per i lavoratori agricoli

La Cia chiede più attenzione per i lavoratori agricoli

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Prima direzione in presenza per la Confederazione italiana agricoltori di Grosseto dopo i mesi di lockdown. Alla riunione, che è stata una preziosa occasione per fare un’analisi dettagliata dello stato dell’agricoltura in provincia di Grosseto, hanno partecipato i massimi rappresentanti locali, regionali e nazionali di Cia.

Ad aprire i lavori il direttore Enrico Rabazzi che ha presentato i dati del bilancio 2020. «Un bilancio tutto sommato soddisfacente – ha commentato – e questo in considerazione delle moltissime difficoltà e avversità che abbiamo dovuto superare: dalle chiusure alla difficoltà di potersi muovere, dall’aumento del costo delle materie prime al reddito sempre più misero dei nostri agricoltori».

Il presidente Claudio Capecchi ha delineato un settore in sofferenza stritolato tra vecchi e nuovi problemi, primo tra tutti la caduta libera dei redditi, le difficoltà di lavorare in un territorio dove mancano infrastrutture moderne, l’aumento ingiustificato delle materie prime; la presenza fuori controllo della fauna selvatica e il peso opprimente della burocrazia. Particolare attenzione alla Pac, all’acqua e alla sostenibilità ambientale.

«Molte sono le incognite che ancora dobbiamo comprendere in merito alla Pac – ha precisato il presidente – tuttavia deve essere chiaro che questa deve essere equa e sostenibile e deve tener presente che fare agricoltura in aree svantaggiate richiede costi e sforzi maggiorati. Auspichiamo una politica agricola che sia davvero espressione delle necessità degli imprenditori agricoli, che consenta l’innovazione e lo sviluppo, che sia uno strumento per un maggiore rispetto ambientale ma in assoluto ci attendiamo una Pac che garantisca un giusto e dignitoso reddito per chi lavora in questo settore».

Altra questione strategica per Capecchi è stata quella dell’acqua su cui Cia ha più volte sollecitato la politica e le istituzioni a trovare soluzioni che non possono più essere procrastinate. «Che la Maremma sia un territorio fragile, da anni soggetta a una sofferenza idrica anche a causa della risalita del cuneo salino lungo tutta la costa, è ormai noto a tutti – ha spiegato – L’acqua è essenziale per l’agricoltura, per l’industria, per la cittadinanza e per spegnere gli incendi. Eppure ancora oggi non vediamo progettualità per tutelarla, immagazzinarla e, quando possibile, riciclarla. Da anni come Confederazione abbiamo invitato la politica e gli enti a realizzare piccoli o medi invasi lungo il corso dei torrenti o dei fiumi per raccoglierla e utilizzarla in periodi di siccità, senza dimenticare l’importanza che possono avere per laminare le piene. Una calamità, quella delle esondazioni, sempre più frequente che oltre a creare danno alla collettività diventa una tragedia per l’agricoltore». Sulla pastorizia. «Se la decisione è di tenere le pecore in aree recintate per salvare quel poco che resta del settore, dobbiamo rivedere il nostro concetto di pastorizia. Optare per allevamenti “protetti” significa abbandonare zone impervie che venivano monitorate grazie ai pastori. I costi sarebbero minori per gli allevatori ma a scapito di una sostenibilità ambientale e sociale». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani