Il presidio
Tre donne raccontano la vita di Norma Parenti
La figura della partigiana esce con vigore da un libro scritto a sei mani Domani concerto nel giardino a lei dedicato a 77 anni esatti dalla sua morte
Silvano Polvani
massa marittima. Sarà con un concerto di musica classica – trio di archi – al giardino della Memoria “Norma Parenti” che a Massa Marittima ricorderanno, domani, dalle 21, la morte di Norma Parenti avvenuta a Massa Marittima il 23 giugno del 1944. Partigiana italiana, medaglia d’oro al valore militare, Norma, di cui quest’anno ricade il centenario dalla nascita – Monterotondo Marittimo, il 1° giugno 1921 – è una delle figure simbolo della Resistenza grossetana come partigiana nel Raggruppamento Amiata della 23° Brigata Garibaldi.
«Giovane sposa e madre, mentre nel litorale maremmano infieriva la rabbia tedesca e fascista – cosi recita l’attestato dello Stato italiano nella sua nota di conferimento – non accordò riposo al suo corpo né piegò la sua volontà di soccorritrice, dì combattente e di martire. Diede alle vittime la sepoltura vietata, ospitalità ai fuggiaschi, libertà e salvezza ai prigionieri, munizioni e viveri ai partigiani, donò coraggio ai timorosi e accrebbe la fiducia ai forti. Nella notte del 22 giugno, tratta fuori dalla sua casa, martoriata dalla feroce bestialità dei suoi carnefici, spirò, sublime offerta alla Patria, l’anima generosa».
Saranno Antonella Cocolli, Nadia Pagni e Anna Rita Tiezzi nel 2014 a pubblicare un libro, edito da Effigi, che ripercorre la vita e l’opera di Norma Parenti. «Abbiamo tentato – raccontano – di tirare fuori da noi le cose migliori, le intuizioni, le idee, le sensibilità che sono tipiche delle donne con la consapevolezza che in questo viaggio per la prima volta erano voci di donne che volevano narrare di una donna. Ognuna di noi si è espressa con l’intento di portare nuova luce su questo importate personaggio che vuole uscire dalle mura cittadine e farsi conoscere in tutta la bellezza della sua vita». Il lavoro di ricerca è durato un anno e mezzo: poi il materiale accumulato è stato così vasto, notevole e interessante, che è venuta spontanea l’idea si pensare a una pubblicazione. «Abbiamo cercato con caparbietà sponsor, istituzioni, associazioni, privati che credessero nel nostro progetto – dicono – Li abbiamo trovati, ciò ha permesso la pubblicazione di “Norma Parenti – Testimonianze e memorie”».
E ritorniamo, con la voce di Antonella Cocolli, a quella tragica lunga notte del 23 giugno ’44. «Si arriva al fatidico e tragico mese di giugno che aveva già portato il suo carico di morti: gli 83 minatori della miniera di Niccioleta, che fra il 13 e il 14 giugno erano stati rastrellati da truppe tedesche e da militi fascisti e condotti a morire a Castelnuovo Val di Cecina. Le azioni cruente si susseguivano, i partigiani circondavano Massa e gli alleati, che fin dal marzo 1944 facevano regolari bombardamenti soprattutto sulla costa, si avvicinavano al paese. La popolazione era stremata, terrorizzata, e se ne stava barricata in casa e correva impaurita verso i rifugi quando le sirene fischiavano. I fascisti e i tedeschi rimasti in città si aggiravano come cani rabbiosi, saccheggiando i poderi, maltrattando le persone, portando via la gente come se avessero ancora dei compiti orribili da svolgere, nonostante ormai fossero alla fine».
È il pomeriggio del 23 giugno 1944, Norma è vista nella parte alta di Massa Marittima, è probabile che fosse di ritorno dall’ennesimo viaggio verso il rifugio dei ribelli. Si allontana con passo energico, come è nel suo stile. È guardinga, sa che corre dei rischi, e vuole al più presto rientrare a casa.
Come raggiunge casa, irromperanno alla trattoria una ventina fra soldati tedeschi e militi fascisti. Viene catturata e la madre Roma cercherà di farsi prendere al suo posto, quindi verrà condotta via anche lei, insieme alla giovane cameriera. Il gruppo urlante passa sotto un antico arco medievale ed è in quel momento che una cannonata alleata precipita in mezzo al gruppo dei soldati, alcuni muoiono, la cameriera fugge, la madre cade ferita, Norma viene trasportata via. Sono le 22, Norma viene portata verso il podere Coste Botrelli. Le sue ultime parole furono raccolte dal contadino Giovanni Moschini che sarà ucciso il giorno dopo. Dirà ai suoi carnefici: “Ho un bimbo al petto”, “Moschini questi ci ammazzano”.
Oggi il ricordo di Norma è presente, vivo e attuale e tutto ciò lo dobbiamo a Anna Rita, Antonella e Nadia che hanno raccolto le testimonianze, protetto i ricordi di chi ha aperto i loro cuori e frugato fra gli episodi spesso amari, dolorosi e tragici a testimonianza di un passato che ha costruito il nostro avvenire. —
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