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Autista aggredito sul bus «Dopo un mese ancora a casa»

Michele Nannini

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Michele Nannini

MASSA MARITTIMA. È trascorso oltre un mese dall’aggressione che Fabrizio Sili, 62 anni, autista Tiemme, subì a Follonica durante un servizio fra la città del golfo e Massa Marittima. Un mese abbondante che ancora non è servito per riuscire ad arrivare alla completa guarigione e al ritorno in servizio.

Quelle che sembravano ferite superficiali, o comunque tali da non prevedere una lunga convalescenza, si sono invece rivelate più complicate del previsto e pochi giorni fa è arrivato l’ennesimo prolungamento di altri venti giorni della convalescenza che quindi si allungherà almeno fino a luglio. «Quando succedono situazioni del genere si riportano sempre dei problemi che si trascinano a lungo – racconta Sili dal suo domicilio di Massa Marittima – purtroppo stiamo sempre di più correndo dei rischi a fare il nostro lavoro e non siamo tutelati a dovere né dall’azienda né dallo stato. Fra l’altro la mia aggressione non è stata l’unica di recente, ce ne sono state altre come ad esempio ad Albinia tanto che si è addirittura ventilato di studiare un controllo delle forze dell’ordine sui mezzi per tutelare la sicurezza dei trasporti».

L’aggressione avvenne il 13 maggio in via Vespucci a Follonica quando Sili venne spintonato e gettato a terra mentre stava facendo scendere dal mezzo un ragazzo senza titolo di viaggio. Intanto la convalescenza prosegue e il momento del ritorno al lavoro sembra ancora lontano. «Sono fermo a casa dal 14 maggio, il giorno dopo l’aggressione – continua Sili – ci sono conseguenze ulteriori che si stanno trascinando, ancora devo completare altri accertamenti e l’Inail non può considerarmi guarito. Il problema è che anche l’azienda dovrebbe prendere una posizione un po’ più netta e definita a livello di pubblica sicurezza perché a bordo dei mezzi troppo spesso la sicurezza non c’è, prova ne sono le aggressioni delle ultime settimane. Il rischio è tutto sulle nostre spalle perché subiamo delle conseguenze, dobbiamo stare a casa, siamo danneggiati personalmente e a livello lavorativo con il rischio che poi non sappiamo nemmeno come possa concludersi tutta la questione. Per questo ritengo opportuno che l’azienda faccia tutto il possibile per aumentare le tutele nei nostri confronti e soprattutto la sicurezza a bordo per evitare problemi simili in futuro».

Intanto tramite il sindacato è stato chiesto un confronto e una trattativa proprio sul tema della sicurezza che metta insieme prefettura e azienda, per cercare di risolvere una criticità che sembra essere crescente in tutto il territorio. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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