Il Tirreno

Grosseto

le conseguenze del contagio/1 

Positivo a bassa carica L’odissea di un 59enne

F.F.
Positivo a bassa carica L’odissea di un 59enne

La figlia denuncia: «È stato allontanato dallo studio medico e dalla farmacia nonostante la legge dica che può circolare»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Non solo la malattia e il ricovero in ospedale. Anche la strada verso la guarigione si è trasformata in un travaglio per un grossetano di 59 anni, camionista. L’uomo rientra tra i casi di positivi asintomatici a lungo termine, una categoria di persone che è rimasta imprigionata, oltre che dal virus, da una garbuglio di indicazioni normative contraddittorie che non consentono di tirarsi fuori dalle paludi del Covid. Tanto che, nonostante l’attestazione di fine isolamento, rilasciata dall’Asl, l’uomo si è visto cacciare fuori dallo studio del suo medico di base e da una farmacia cittadina e non riesce a tornare al lavoro.

Una vicenda paradigmatica raccontata dalla figlia, che per tutelare la privacy del babbo chiede di rimanere anonima. «Io chiedo solo giustizia – dice la donna – perché la gente ha diritto a curarsi e non esiste che uno non sia ricevuto e visitato dal medico, o non possa andare in farmacia, se c’è una legge che dice che, anche se a bassa carica, può farlo».

L’uomo si scopre positivo il 14 aprile. Dopo quattro giorni a casa, il rapido precipitare delle sue condizioni, la febbre alta e i problemi di respirazione, sintomo di polmonite, rendono necessario il ricovero. Il 18 aprile entra in ospedale, uscendone il 29. Fatto il tampone dopo qualche giorno, questo è negativo. Il successivo che avrebbe dovuto confermare la negatività invece mostra ancora virus a bassa carica.

Nel frattempo, però, il 5 maggio, essendo trascorsi 21 giorni dalla comparsa dei sintomi e sette dalla scomparsa (tempistica indicata dalla legge) il dipartimento di Prevenzione dell’Asl rilascia all’uomo l’attestazione di termine isolamento sanitario da Covid-19, un documento che certifica che può lasciare l’isolamento.

«Eppure – spiega la figlia – al lavoro non ce lo vogliono per il fatto che è a bassa carica. E quando è andato dal medico a farsi fare il certificato di malattia, la segretaria gli ha detto che non deve andare allo studio, ma solo telefonare».

Secondo il verbale del Comitato tecnico scientifico numero 155 dell’11 ottobre 2020, citato anche nell’attestazione di termine isolamento sanitario, per i casi positivi a lungo termine asintomatici da almeno sette giorni, al 21° giorno di positività «le evidenze disponibili non documentano alcun caso di presenza di virus competente per la replicazione». Da questo verbale, il giorno dopo, 12 ottobre, il ministero della Salute ha emanato la circolare con le linee guida per l’igiene pubblica in merito all’isolamento di persone con positività persistente. «Tali soggetti – dice l’Asl – anche se ancora positivi, sulla base delle evidenze attuali non risulterebbero contagiosi». E, infatti, possono «interrompere l’isolamento per rientrare in comunità» previo rilascio dell’attestazione di fine isolamento. Tuttavia il 3 novembre esce un Dpcm che modifica in parte la circolare: si può sì tornare «in comunità», uscire dall’isolamento, ma non tornare al lavoro. E l’assenza va giustificata dal medico di base tramite l’Inps (il normale certificato di malattia).

Dunque l’autotrasportatore non può tornare al lavoro finché il tampone molecolare non sarà negativo, ma aveva tutto il diritto di andare dal medico a farsi fare il certificato e a farsi visitare.

«Con il Covid – dice la figlia – mio padre ha cominciato ad avere gravi problemi di pressione alta. Ha bisogno di cure e sentirsi dire che il medico non lo può visitare, quando invece non è così, è intollerabile. È stato anche allontanato dalla farmacia. Non è giusto».

La donna ha segnalato la questione agli ordini professionali dei medici e dei farmacisti. E si rammarica: «Tutto questo si poteva evitare se fosse stato visitato prima, quando era ancora a casa, e portato subito in ospedale». Su questo punto, però, l’Asl precisa che «l’Usca ha fatto tutto quel che doveva esser fatto e il paziente è stato seguito secondo i protocolli e le modalità d’intervento previste». — F.F.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web