Il presidio
Pendolari acciaierie e quell’altoparlante che toglie il sonno
Il tragitto in bus da Grosseto a Piombino è diventato un calvario per alcuni lavoratori
il caso
francesca ferri
Come si può non schiacciare un pisolino quando si è cullati dal dondolio del pullman, quando fuori è ancora buio pesto, la strada è lunga e intorno c’è silenzio?
Si può, anzi, si è costretti a rimanere svegli, se il silenzio non c’è, interrotto continuamente da un martellante annuncio: «Prossima fermata…», picchiato e ripicchiato nelle orecchie per tutto il percorso.
È quel che capita da un anno a questa parte a un gruppo di pendolari che ogni giorno da Grosseto vanno a lavorare alle acciaierie di Piombino.
Settanta minuti di autobus ad andare, altrettanti a tornare, tutti i giorni, alternando orari durissimi: una settimana con il turno del mattino, e una con il turno del pomeriggio. Il che significa che, quando si entra alle 6 del mattino, l’autobus parte alle 4,16 e arriva alle 5,27. E il ritorno è alle 14,34, per arrivare a casa alle 15,44 (salvo traffico estivo). Quando il turno è quello del pomeriggio, si parte alle 12,16, si arriva alle 13,27 e il ritorno è col pullman delle 22,34, per essere a casa alle 23,44.
Luca Gambelli, 50 anni, di Grosseto, come i suoi colleghi del complesso delle acciaierie – cinque persone in tutto – questa strada se la fa da vent’anni. E non si è mai lamentato. Non per le alzatacce prima dell’alba, non per dover rincasare nel cuore della notte. Il lavoro è lavoro.
Da un anno, però, quel minimo di comfort che anche un viaggio così lungo poteva offrire è sparito. E quel briciolo di sonno in più, raggomitolato nel sedile con la testa appoggiata al finestrino, è perso.
Tutta colpa – pare assurdo, ma è così – della tecnologia, che dovrebbe venire in aiuto ai viaggiatori ma che, in alcune circostanze, è peggio di una zanzara che ti ronza nelle orecchie mentre tenti di farti abbracciare da Morfeo.
«Da un annetto – racconta Luca – all’avvicinarsi di ogni fermata, l’altoparlante fa l’annuncio. Per carità, per chi ha difetti visivi o qualche disabilità è una cosa utilissima. Ma la mattina presto, quando non c’è nessuno e provi a riposarti un po’, questo continuo martellamento è una tortura. Qualche minuto zitto sta. Ma, soprattutto quando si entra nei centri abitati, è una mitragliatrice».
Che fare? Inutile chiedere all’autista. «Dicono che non possono silenziarlo, e anche a me dispiace tutte le volte dover andare lì a fare rimostranze. Tutto quello che chiedo è che si abbassi un po’ il volume».
Girata l’istanza alla Tiemme, l’azienda di trasporti pubblici fa sapere che «si prende l’impegno di verificare la fattibilità tecnica di rimodulare il volume dell’annuncio vocale di fermata, che non è regolabile alla guida dall’autista ma deve essere effettuato in officina, o l’eventuale impiego di mezzi sprovvisti di annuncio vocale su quella tratta extraurbana». —
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