Italia
Via libera per consumare al chiuso, ma vince la tendenza a stare fuori
Per ristoratori e baristi un altro passo verso la normalità, ma qualche cliente "va convinto"
GROSSETO. Da lunedì 1 giugno bar e ristoranti sono ripartiti anche “al chiuso”. Un altro decisivo step sulla strada della normalità, vissuto però con un misto tra entusiasmo e comprensibile smarrimento. Le regole ci sono e sono ferree. Il consumo al tavolo resta consentito per un massimo di 4 persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi. La sanificazione è portata avanti con scrupolo. Ma gli effetti psicologici della pandemia sono importanti.
Jacopo Pedicelli, del Bar Du’Chiacchiere di via Bengasi, spiega che «dopo tanto tempo, finalmente, oggi abbiamo rivisto l’entusiasmo dei nostri clienti e la loro voglia di tornare alla normalità; però c’era anche un senso di smarrimento». Con l’abitudine a consumare fuori, tornare al bancone era sentito come qualcosa di “diverso” da tanti. Persino fuori posto. «Alcuni sono arrivati senza problemi, ma altri erano un po’disabituati, disorientati. Abbiamo dovuto quasi invogliarli a sistemarsi dentro, perché continuavano a prendere da mangiare e bere e uscire. Però abbiamo anche visto tanto entusiasmo. I clienti erano contenti e forse abbiamo avuto anche più clientela, anche perché stiamo promuovendo il locale sui social». Insomma, un po’alla volta «ci proviamo».
Nello storico ristorante Canapone, di fronte alla Cattedrale, la titolare Beatrice Montefiori allestiva ieri i primi tavolini al chiuso. Distanze rigorosamente rispettate per un massimo di 4 persone.
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Del resto i tavoli sono già grandi. «Abbiamo sanificato di nuovo tutto per accogliere i clienti – spiega – anche se loro preferiscono comunque stare all’aperto, non solo perché è arrivata la bella stagione, ma perché sono sempre timorosi. Insomma, noi siamo attrezzati per servire dentro e fuori, però la gente preferisce star fuori».
Oltre ai timori e all’abitudine alle restrizioni, naturalmente influisce la bella stagione.
Al ristorante pizzeria Le Mura, in via Manetti 35, il titolare Riccardo Uguzzoni ha terminato di allestire, a metà mattinata, i tavolini per il “debutto” al chiuso. Ma tutto è apparecchiato anche fuori, considerando la voglia di mangiare fuori, vicino ai fuori e ai campi da tennis.
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«Proviamo a vedere – spiega lui – se un po’per volta riusciamo a ripartire. Certo non è stato facile, anzi». Dallo Stato sono arrivate risorse ridicole, dice: «Su oltre 70mila euro di perdita nell’arco di un anno abbiamo ricevuto appena 7. 200 euro. E menomale che ci sono venuti incontro i privati. Grazie alla disponibilità – tengo a sottolinearlo – del circolo tennis Manetti, mi sono stati abbonati due mesi di affitto e anche il canone mensile mi è stato ridotto; quindi devo ringraziare davvero il circolo privato. E assai meno lo Stato».
Uno sguardo alla centralissima via Roma. Nel Ristoro da Poldo, al civico 42, alle difficoltà del Covid se ne sono sommate altre del tutto fortuite. L’infortunio di una cuoca ha prorogato ulteriormente l’apertura. «Siamo tuttora chiusi – dice la titolare Eleonora Casini – ma ci stiamo attrezzando per riaprire». La data clou sarà il 6 giugno. Pulizia e sanificazioni in corso. «Mi sto attrezzando per mettere i tavoli fuori e allestire in totale sicurezza anche dentro – spiega Eleonora – Con 3 porte finestre spalancate, all’interno sono in grado di assicurare i locali completamente arieggiati. I tavoli saranno tutti distanziati e metà saranno spostati fuori». L’entusiasmo è tanto. «Sono contenta – dice lei – anzi: ho anche un po’d’ansia». Il 6 giugno Eleonora vuol fare una piccola inaugurazione, di sera nella pedana esterna (ma il locale sarà aperto anche a pranzo).
Giovanni Lamioni, presidente di Confartigianato imprese, ieri ha voluto portare ai ristoratori la solidarietà dell’associazione.
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«Siamo qui alla locanda Portavecchia degli amici Buganza – ha detto in un video postato via social – Volevamo dare un segnale di vicinanza perché gli imprenditori sono stati penalizzati. L’apertura andava anticipata di un periodo significativo. Siamo arrivati “lunghi”, abbiamo fatto perdere risorse importanti ai ristoratori e li abbiamo messo in difficoltà, ma oggi è il giorno della rinascita e invito i grossetani ad avvicinarsi a queste realtà e a degustare piatti creati con maestria e passione». –
El. G.
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