Strada vicinale chiusa con due cancelli Il Comune ordina al Diaccialone di toglierli
Tutto parte da un esposto di residenti a Macchia Carbona costretti al giro dell’oca, ma l’azienda annuncia che farà ricorso
Giovanna Mezzana
capalbio. «Togliete quei cancelli». Il comune di Capalbio ordina alla famiglia Pallini, proprietaria dell’azienda agricola Diaccialone, di rimuovere due inferriate lungo la strada Pescia Fiorentina-Manciano che da Pescia Fiorentina, appunto, divide in due la tenuta agricola e, dopo Macchia Carbona, arriva a Manciano. Lo fa con un atto di diffida del 27 maggio, firmato dal responsabile del settore tecnico del Comune, l’architetto Giancarlo Pedreschi, che dà alla “controparte” 15 giorni di tempo dalla notifica per eseguire quanto prescritto.
comincia la diatriba
Tutto inizia da un esposto presentato a fine 2019 da alcuni residenti di Macchia Carbona. Essendo la strada vicinale di uso pubblico Pescia Fiorentina-Manciano interrotta dai cancelli, devono fare un giro dell’oca per raggiungere il paese di Capalbio. Dalle loro abitazioni, devono percorrere per quattro-cinque chilometri una strada interna del comune di Manciano, quindi devono prendere la strada provinciale della Campigliola in direzione Montalto, arrivare all’Aurelia all’altezza del bivio di Vulci e imboccarla in direzione Grosseto guidando per una ventina di chilometri: a questo punto manca l’ultimo tratto, dall’Aurelia al paese. Se i cancelli non ci fossero, in tre-quattro chilometri sarebbero a Pescia Fiorentina e potrebbero da lì raggiungere il borgo.
arriva la municipale
Alla luce dell’esposto, la polizia municipale di Capalbio fa un accertamento, per effetto del quale il 12 aprile il Comune avvia un procedimento per opere che «sono state eseguite – secondo l’Amministrazione civica – su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici senza che vi fosse titolo per farlo». In sostanza il comune di Capalbio contesta a Guido Pallini e a Diana Theodoli, figlio e madre, soci amministratori della società agricola Diaccialone, l’installazione di due cancelli, in aste di metallo elettrosaldate, alti due metri e mezzo circa e larghi circa quattro; un cancello è stato messo in zona Diaccialone lungo la strada vicinale di uso pubblico Pescia Fiorentina-Manciano, a circa 2. 400 metri dalla intersezione con la strada comunale di Campo delle Miniere; l’altro invece è stato installato sempre sulla strada vicinale ma in zona Macchia Carbona a circa 250 metri dal confine con il comune di Manciano: è questo secondo cancello quello che causerebbe il maggior disagio.
Le verifiche
Con il contributo dell’Archivio di Stato di Grosseto – che produce una propria dichiarazione sullo status della strada – il comune di Capalbio accerta, dal canto suo, che la strada vicinale è demaniale (cioè appartenente allo Stato o a enti pubblici territoriali) come emerge dalla cartografia del 1824 e dal Catasto lorenese. Significa – la linea assunta dal Comune è chiara – che già trecento anni fa quella strada era pubblica, ed essendo pubblica, anche qualora il soggetto pubblico l’avesse dimenticata e/o trascurata, non sarebbe comunque usucapibile. Da qui la diffida alla famiglia Pallini a togliere i cancelli entro 15 giorni.
Qui il pubblico
«È un notizia di estrema importanza per le nostre comunità – commentano le autorità politiche dei comuni di Capalbio e Manciano – per il rilievo non solo logistico (e di doveroso collegamento ai servizi comunali per i residenti di Capalbio) ma anche sotto il profilo storico e turistico: la strada è percorribile a piedi, in bicicletta e a cavallo tra colline e litorale, terme e mare» e ciò deve continuare a essere garantito, secondo i due municipi, «nella reciproca e comune valorizzazione di terre e risorse naturali che il mondo ci invidia e che abbiamo obbligo di rendere fruibili rimuovendo ostacoli abusivi a beneficio delle collettività».
qui il privato
Di parere diverso sono i legali del Diaccialone. «L’azienda agricola Diaccialone è un’impresa modello – notano gli avvocati Franco Modena e Maurizio Rossi – specializzata nell’allevamento di vacche maremmane allo stato brado, di bufale da latte allo stato semi brado e nella produzione di formaggi commercializzati con il marchio La Maremmana e noti in Italia e all’estero per la loro alta qualità. La famiglia Pallini, proprietaria dell’azienda, rileva che il provvedimento del comune di Capalbio è in contrasto con precedenti e definitive pronunce giurisdizionali rese anni or sono sulla stessa questione dalla giustizia amministrativa e penale; la strada vicinale che attraversava il Diaccialone, strada quindi di proprietà privata e non demaniale, è inutilizzata da oltre mezzo secolo e il suo tracciato non esiste più; non sussiste pertanto alcun pubblico interesse alla riapertura della strada ma, caso mai, soltanto quello di pochi privati che il Comune sembra voler privilegiare a tutti i costi, tanto che la questione è stata sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria penale. La riapertura della cosiddetta strada provocherebbe danni ingenti all’ambiente e all’ecosistema dell’azienda. Il provvedimento – concludono – verrà impugnato nelle competenti sedi». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
