Il presidio
Il "parcheggio" no, ma se diventa "area di sosta" si può fare
A Saturnia il terreno dove lasciare l'auto è in zona vincolata, e una sfumatura lessicale corre in aiuto
SATURNIA. Parcheggio o area di sosta? Sulla differenza urbanistico-lessicale di questi due concetti sembra poggiare la delicata questione di come risolvere il problema di dove mettere le macchine e gli autobus dei turisti che, a frotte, frequentano il fragile sito delle Cascate del Molino, nella valle delle terme a Saturnia.
Ad oggi nella parte della valle più vicina alle Cascate non si possono realizzare parcheggi; li vietano gli strumenti urbanistici del Comune. E ad oggi manca il via libera della Soprintendenza al progetto comunale, necessario trattandosi di un’area di pregio. Su questi aspetti il comitato Save Saturnia chiede chiarezza.
Da qui l’esposto e l’apertura del fascicolo. Il comitato Save Saturnia si è anche rivolto anche al difensore civico regionale, Sandro Vannini. Grazie al quale ha potuto ottenere una dettagliata documentazione (due risposte a due richieste di informazioni, poste dai carabinieri e dalla prefettura), prodotta a fine aprile dal servizio urbanistica ed edilizia privata del Comune. E proprio da questi documenti si apprende il percorso che l’ente sta seguendo.
Nella nota inviata alla prefettura il 29 aprile, il servizio urbanistica ed edilizia privata spiega che dal punto di vista urbanistico, la vallata delle terme è divisa in due aree: quella più vicina alle Cascate, chiamata area A4, e la cintura più esterna, area A5. In zona A4 non è possibile realizzare parcheggi perché è zona agricola. Com’è possibile, dunque, che negli anni, proprio qui il Comune ha affittato i terreni per le auto? Specifica il Comune, e non a caso, che si trattava di garantire «la sosta temporanea».
“Area di sosta” e “parcheggio”, in Italiano, sono pressoché sinonimi. Dal punto di vista urbanistico e del codice della strada però c’è una differenza. Ad esempio, secondo la sentenza della Cassazione 22036 del 2008 il parcheggio avviene «in un’area esterna alla carreggiata, specificatamente a ciò adibita», mentre la sosta è «in aree poste all’interno della carreggiata». A onor di cronaca, l’area finora presa in affitto dal Comune e usata per la “sosta” non si trova affatto all’interno della carreggiata. Ma tant’è.
Il problema più grosso, a questo punto, è che i due terreni che il Comune ha deliberato di acquistare si trovano in zona A4, quella dove i parcheggi non si possono fare. Spiega dunque il Comune che «al momento non è possibile attribuire all’area la destinazione urbanistica di “parcheggio”». Per farlo, prosegue, «sarebbe necessaria una variante sia al piano operativo approvato nel 2017 che al piano strutturale approvato nel 2011. In tal caso dovrebbe essere attivata una più complessa procedura di Vas (valutazione ambientale strategica) e acquisire una valutazione più corposa degli enti Regione, Provincia e Soprintendenza». Insomma, poiché non si può farci un parcheggio, non sarebbe necessaria la procedura di Vas.
È a questo punto che entra in soccorso la sfumatura lessicale tra “parcheggio” e “area di sosta”. Spiega il servizio urbanistica che «allo stato attuale è comunque possibile utilizzare le superfici, a destinazione agricola riportate in delibera, come “area di sosta temporanea per veicoli” nello stesso modo con il quale, ad esempio, il Comune di Orbetello gestisce le aree di sosta temporanea per garantire l’accesso alle spiagge in sicurezza». Il servizio cita alcune sentenze del Consiglio di Stato, della Cassazione, dei Tar della Sardegna e della Toscana, a supporto di questa interpretazione. Questa possibilità è ribadita anche nella risposta inviata ai carabinieri il 28 aprile nell’ambito del procedimento. —
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