Il Tirreno

Grosseto

Professionalità e umanità Così mio marito è ancora vivo

Barbara Sassara
Professionalità e umanità Così mio marito è ancora vivo

Tutti si sono dati da fare sin dai primi momenti: i suoi amici ciclisti, Misericordia e Croce rossa personale di Pronto soccorso, Rianimazione, Terapia intensiva e supporto psicologico 

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LA LETTERA

Erano da poco passate le 17 del 22 aprile, sul viale della Principessa tra San Vincenzo e Piombino, quando un’auto si scontrava con una bici. In sella c’era Genesio Sassara, 48 anni, carabiniere a Follonica e cicloamatore. L’uomo cadeva sull’asfalto e restava privo di coscienza, con difficoltà respiratorie. Veniva attivato l’elisoccorso che lo trasportava all’ospedale di Livorno. Adesso Sassara si è ripreso e la moglie ha deciso di scrivere al Tirreno per ringraziare i medici che gli hanno salvato la vita. Ecco la sua lettera.

Non sai mai cosa può riservarti la vita e il destino. Io ho sempre pensato che ognuno ha il suo libro dove ogni giorno percorre la propria quotidianità in base a ciò che è scritto ma che non puoi leggerlo prima. Il 22 aprile era un giorno come un altro per Genesio, la solita sgambata in bici, per lui passione, ma anche un’attività sportiva che lo fa stare bene e in forma.

Eppure quel giorno è stato diverso: è caduto nel comune di Piombino e purtroppo questa volta davvero male. Grazie ai suoi amici ciclisti del gruppo Impero Bike e al pronto intervento dei volontari della Misericordia di Piombino di passaggio in quel momento e della Croce rossa di Venturina mandata dal 118, il peggio in quel momento è stato allontanato. Genesio è stato portato urgentemente con l’elisoccorso a Livorno. Lì è stato preso in carico dal pronto soccorso dove gli sono state praticate tutte le cure migliori fino ad arrivare la notte del giorno dopo ad essere operato d’urgenza dal neurochirurgo, il dottor Matteo Capozza che gentilmente prima e dopo l’operazione mi ha chiamato e confortato sull’esito dell’intervento.

Poi mio marito è stato trasferito in Rianimazione, dove abbiamo trovato una equipe straordinaria guidata dal dottor Paolo Roncucci che nonostante la situazione grave ha sempre avuto fiducia in una guarigione. Loro sono stati i primi a non mollare, hanno sempre incoraggiato il paziente e lo hanno curato con la massima attenzione, non solo a livello di terapie ma soprattutto umanamente. Voglio ringraziare anche la dottoressa Giuliana Fognani e tutte le infermiere e le operatrice socio sanitarie della Terapia intensiva, e poi la dottoressa Simona Ceccanti per il supporto psicologico. Hanno fatto di tutto perché Genesio avesse le migliori chance di guarigione, mettendoci anche in contatto con il centro di riabilitazione per midollo lesi a Careggi, dove appena due giorni fa mio marito è stato trasferito. Mi preme sottolineare soprattutto l’umanità che questi medici hanno avuto nel chiamarmi sempre, ogni giorno. Mi hanno aggiornato quotidianamente e ad ogni novità clinica di mio marito. Mi hanno dato la possibilità di essere presente, cosa ancora più rara e importante per il momento che viviamo. Scrivo questa lettera perché è giusto raccontare quanto di positivo c’è nella nostra sanità, troppo spesso così bistrattata e che invece, proprio nel nostro territorio, è fatta di grandi professionalità e umanità al servizio non solo dei degenti ma anche dei familiari 24 ore su 24. —

Barbara Sassara



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