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Pastorizia «Urgente cambiare la legge 157»

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manciano. La morte di 72 pecore dell’allevamento di Carmelo Masala, rimaste uccise mercoledì nel Mancianese nel tentativo di fuggire a due predatori, non lascia indifferente il comitato Pastori d’Italia, nato a Magliano in Toscana ma con aderenti in tutta Italia.

La presidente Mirella Pastorelli torna a ribadire alle istituzioni – Regione e governo – la richiesta di rivedere il Piano lupo e introdurre la possibilità di abbattimenti, ad oggi vietati, dato che il lupo è specie protetta. Secondo il comitato, infatti, il problema delle predazioni è legato essenzialmente al fatto che ci sono troppi predatori in giro, lupi e incroci.

«Il continuo stillicidio di pecore – dice Pastorelli – non si è fermato a Manciano, ma è continuato anche venedì in pieno giorno a Magliano in Toscana presso l’azienda di Gianluigi Passalacqua, al quale sono state predate quattro pecore». Entrambi gli allevatori hanno annunciato che, se le cose dovessero rimanere così, dovranno chiudere le proprie aziende.

«Dopo casi così eclatanti – dice Pastorelli – la politica, e in primis la Regione Toscana, non può rimanere in silenzio, ma deve avere il coraggio di prendere decisioni volte a un cambiamento. Le campagne proliferano di predatori, quindi una scelta deve essere fatta: manteniamo i pascoli o i predatori? Sono fiduciosa che l’assessore regionale Stefania Saccardi si farà promotrice presso il governo affinché sia aggiornata alla situazione attuale la legge 157 in modo da attuare modifiche che vadano incontro alla pastorizia».

Pastorelli replica anche a DifesAttiva, l’associazione che cerca di aiutare i pastori a difendersi dai lupi attraverso cani da guardianìa debitamente addestrati e reti di protezione dove ricoverare le pecore almeno la notte. Secondo il comitato questi metodi non bastano.

«Non tutti gli allevatori hanno la possibilità di sostenere le ingenti spese per lo smaltimento delle carcasse, e per questo motivo molti rinunciano anche agli indennizzi. Quindi, dinanzi a questa tragedia, la Regione Toscana paghi il danno per il suo reale valore e si accolli lo smaltimento delle carcasse, in modo da spendere i soldi per una giusta causa. È l’ora di finirla nel continuare a fare sondaggi, monitoraggi e studi sui lupi, il tutto a costi eccessivi e a discapito di un settore che intanto sta scomparendo. Solo con tali interventi tutti avranno la possibilità di denunciare, il sommerso potrà finire e i dati pubblicati (dall’Asl) saranno più veritieri e reali». —

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