Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

«Fu circonvenzione» Condannato a 17 mesi

Pierluigi Sposato

Dovrà anche risarcire il figlio della coppia con 60mila euro Al centro del procedimento la vendita di un podere 

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Pierluigi Sposato

Grosseto. Fu circonvenzione di incapace quella attuata nei confronti di una coppia di anziani, indotti a cedere il podere nelle campagne tra il capoluogo e Marina di Grosseto in cui vivevano da sessanta anni per 200mila euro quando invece il bene ne valeva almeno 350mila.

Se ne è convinto il giudice Marco Bilisari che ha condannato Stefano Meattini, 56 anni, grossetano, a un anno, cinque mesi, 300 euro di multa (doppi benefici) e a risarcire i danni al figlio della coppia, intanto con una provvisionale da 60mila euro, più 5mila euro di spese per la costituzione di parte civile (avvocata Patrizia Pagano). L’accusa aveva chiesto due anni, quattro mesi e 300 euro.

Era l’ultimo atto di una vicenda che vedeva più imputati in varie fasi di giudizio e davanti a magistrati diversi e che è stata oggetto già di sentenze, compresa quella di assoluzione in appello del notaio accusato di falso. In sostanza, Meattini era imputato di aver carpito nel 2013 la fiducia dei coniugi, di cui è erede il figlio, con l’uomo (classe 1927) ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere e la moglie (1937) parzialmente; avrebbe indotto l’anziano a rilasciare una procura speciale alla moglie per vendere l’immobile stipulando un preliminare per un importo di 200mila euro, cifra ritenuta appunto irrisoria dall’accusa, e cedendo il contratto a un’altra persona (assolta con l’abbreviato nel 2017 – anche l’accusa aveva sollecitato il proscioglimento), che sarebbe stato d’accordo con padre e figlio per 50mila euro. Altri 10mila (da qui a valutazione della provvisionale da 60mila euro da parte del giudice) sarebbero stati incassati dalla vendita di un terreno avvenuto con modalità similari. Secondo la Procura, l’imputato avrebbe raccontato ai due anziani che avrebbero dovuto pagare una somma ingente per mettere a posto l’immobile, a causa di irregolarità urbanistiche, e avrebbe convinto la coppia a non parlare con il figlio, che altrimenti li avrebbe messi in una casa di riposo.

Nelle motivazioni adesso depositate, con la difesa (Emiliano Pagliai e Federico Cecconi) pronta a presentare appello dopo aver chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, il giudice ricostruisce la vicenda, a partire dai documenti e dal ricorso per l’apertura di un’amministrazione di sostegno presentato nel 2013 dal figlio. Gran parte del procedimento è stato basato sulle valutazioni medico-legali: l’anziano era stato definito totalmente incapace, la moglie facilmente suggestionabile e totalmente inadeguata. Non si sarebbe resa conto tra l’altro che, venduto il podere, lei e il marito non avrebbero avuto un tetto sotto il quale vivere.

Il giudice è del parere che Meattini abbia utilizzato «subdoli argomenti di persuasione» e che il fatto che abbia ceduto l’affare a un terzo per 50mila euro dimostra «che si era interessato alla vendita solo perché mosso da intento speculativo e non perché interessato ad acquistare l’immobile per sé». Avrebbe «giocato una partita senza avversario», visto che la donna, che tramite il notaio di era fatta dare la procura per il marito infermo, sarebbe stata «del tutto incapace di comprendere il valore dei beni compravenduti e di intavolare la benché minima trattativa sul prezzo». Sempre secondo Bilisari, «che si trattasse di un prezzo al di fuori del reale valore di mercato l’imputato doveva averne piena consapevolezza, considerato che contestualmente si procurava un acquirente che, senza problemi, lo acquistava a un prezzo superiore ai 50mila euro». Un’attività abusiva di intermediazione nella quale il giudice non riesce a scorgere la buona fede protestata dall’imputato, come anche non riesce a individuare imparzialità da parte del titolare di un’agenzia immobiliare intervenuta in seconda battuta. L’imputato non avrebbe poi avuto alcun diritto a percepire i 10mila euro come provvigione per la vendita del terreno: non è iscritto all’albo e l’importo era del tutto sproporzionato rispetto alle percentuali praticate per le attività di mediazione (i terreni furono venduti a 180mila euro). —

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