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Tavoli all’aperto e coprifuoco «Difficile lavorare così»

Ivana Agostini
Tavoli all’aperto e coprifuoco «Difficile lavorare così»

Incognita meteo, temperature basse la sera, la beffa dei pasti al chiuso in hotel I ristoratori lagunari sono scettici sulle limitazioni imposte per le riaperture

28 aprile 2021
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Ivana Agostini

orbetello. «Dentro agli alberghi si mangia al chiuso. Ci sentiamo discriminati». Nonostante le riaperture dei ristoranti, i loro titolari sono disperati. Da lunedì possono far mangiare i clienti solo negli spazi esterni, all’aperto. In molti quello spazio non ce l’hanno. Come se non bastasse ci ha messo lo zampino anche il meteo con giornate poco adatte a consumare un pasto all’aperto.

Gianni Nardulli e Romina Brunetti sono i titolari del ristorante La Mi’ casa, nel centro di Orbetello. Hanno riaperto lunedì avendo la possibilità di mettere dei tavoli fuori dal loro locale. Il tempo lunedì non era buonissimo. C’era vento e hanno riempito due tavoli. Anche ieri, nonostante la pioggia erano aperti.

«Siamo aperti – dicono – ma dobbiamo tenere ancora a casa il personale e ogni giorno è un’incognita. Piove? Non piove? Che facciamo? Lo chiamiamo il personale? E poi il personale non può essere chiamato il giorno stesso per venire a lavorare. Farci riaprire così è solo una presa in giro, un contentino per tenerci buoni. Dobbiamo far mangiare i clienti all’aperto. Non tutti hanno questa possibilità e non capisco perché chi è ospite in un albergo possa mangiare al chiuso e chi va al ristorante no. Noi piccoli ristoratori siamo l’anima della cucina italiana, quella vera. A chi vogliono regalare l’Italia? Ai fast food? Alle grandi distribuzioni? Alle catene alberghiere? Vogliono farci chiudere tutti? Perché questo è quello che sembra. Stiamo rischiando di scomparire».

Nicola Mazzuccato è il titolare del Poggio al Pero ad Albinia. Lo lasciano perplesso le decisioni del Comitato scientifico. «A dicembre, in piena pandemia – dice – i clienti potevano mangiare all’interno. Adesso devono mangiare all’esterno. Anche l’orario del coprifuoco non lo capisce. Se io avessi la possibilità di chiudere più tardi avrei anche l’opportunità di smistare meglio i clienti. Magari le persone anziane che vengono prima a mangiare potrebbero farlo verso le 19,30. Magari servirei 25 persone. Poi un altro turno di chi ama mangiare verso le 21. Poi i più giovani che vengono a cena dopo l’aperitivo. Il localo lavorerebbe ancora più in sicurezza e con meno persone dentro lo stesso ambiente, anche se esterno».

Alessio Lombardi è titolare della Rosa dei Venti che si trova lungo all’Aurelia ad Albinia. Lui non ha ancora riaperto. «Lunedì non eravamo pronti per riaprire – spiega Alessio – Domani (oggi) potrei essere pronto per aprire ma le previsioni non sono buone. Apriremo quindi giovedì. Spero di lavorare il fine settimana. Solo all’aperto, fino a che non alzeranno le temperature e non ci sono belle giornate, la vedo difficile, sopratutto a cena. Noi ristoranti puntiamo sulla cena per il fine settimana del primo maggio. La logistica non è delle migliori soprattutto per me che sto sull’Aurelia. Speriamo davvero che la situazione vada migliorando». —

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