Il Tirreno

Grosseto

la protesta  

Ristoratori in piazza «Via il coprifuoco o moriremo di fame»

Giovanna Mezzana
Ristoratori in piazza «Via il coprifuoco o moriremo di fame»

Tavoli apparecchiati con fave e formaggio sotto la pioggia per dimostrare che il servizio solo all’esterno è insostenibile

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Giovanna Mezzana

grosseto. C’è l’abbraccio del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna allo chef dell’Uva e il Malto Moreno Cardone, multato lunedì – primo giorno di riaperture di bar e ristoranti in zona gialla per rischio contagio da coronavirus – dalla polizia amministrativa della questura e dalla polizia municipale, con una sanzione da 400 euro, per aver fatto accomodare in sala dei commensali. Ci sono le tovagliette di carta – sui tavoli allestiti con fave e formaggio, prelibatezze tipiche di questa stagione – che sono ormai inzuppate di pioggia. Tra la gente si stagliano le bandiere blu della Confartigianato, tenute in spalla. E c’è un megafono da cui esce la voce potente del ristoratore degli Attortellati Massimiliano Pepi: «Se il governo intende farci morire di fame, ce lo dica in faccia».

Giornata “coreograficamente” più azzeccata non potevano scegliere i ristoratori maremmani – giunti ieri a Grosseto, in piazza Dante, da tutta la costa e anche dalla montagna – per dimostrare quanto il loro pane quotidiano sia in balìa delle bizze del meteo. Piove sui tavoli apparecchiati a cui cuochi e pizzaioli, chef e imprenditori dei fornelli siedono con gli ombrelli aperti, impersonificando nella messa-in-scena i loro clienti. Ecco, secondo loro, cosa significa essere costretti ad allestire solo tavoli all’aperto norma del governo che ha riaccompagnato le riaperture. «E c’è da considerare poi – nota Simone Moroni della merenderia Affetti – che solo il 50 per cento di noi ha spazi all’aperto»; chi poi ha spazi fuori tali da assicurare la sostenibilità dell’impresa sono ancora meno: il 30 per cento del totale, secondo Confartigianato. E poi c’è il coprifuoco alle 22 che è la zavorra per antomasia.

Ognuno in questa piazza porta la sua storia, come Bruno Paparozzi e Nicola Franci (nella foto di mezzo), giovani titolari della pizzeria Famileat di via Pakistan – aperta a dicembre 2019 – che pagano «1. 200 euro di affitto ogni mese (quota ridotta)» e che con asporto e servizio delivery riescono appena a pagarsi il pizzaiolo. Intanto il sindaco informa che la mozione dei consiglieri di Fratelli d’Italia approvata in consiglio comunale consentirà alla giunta di sollecitare le richieste dei ristoratori ai livelli più alti. –

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