«Stavolta non mi arrendo al Covid Andrò a festeggiare in carrozzella»
Il 93enne Nello Bracalari, staffetta partigiana e straordinario testimone di un’epoca, si racconta «Il virus mi ha fermato l’anno scorso. Ora no, vado alla deposizione della corona ai partigiani»
l’intervista
Lina Senserini
Il 25 aprile 2020, a dieci giorni dalla fine del lockdown, la speranza era che la festa della Liberazione fosse finalmente la liberazione dal virus.
All’insegna di un “andrà tutto bene” cantato dai balconi, tutti ci avevano creduto. Invece non è andata affatto bene e per la seconda volta, alla festa civile più importante della storia dell’Italia contemporanea sono negati la piazza, i cortei e le celebrazioni. Ma questa volta Nello Bracalari, 93 anni, staffetta partigiana quando ne aveva appena 15 e uno degli ultimi partigiani ancora in vita, in grado di raccontare la Resistenza, che lo scorso anno è rimasto a casa, ha deciso di andare. Non ha proprio voglia di arrendersi alla pandemia e, se le condizioni lo permettono, oggi ci sarà.
Ci teneva a dirlo pubblicamente rilasciando questa intervista al Tirreno, per ricordare che non serve arrendersi, ma che si deve lottare a ogni età.
«Almeno alla deposizione della corona al monumento ai partigiani in piazza della Libertà a Grosseto, vorrei esserci – dice – con cautela, a distanza e nel rispetto delle regole, con la mia carrozzella, perché mi addolora non poter partecipare neanche quest’anno. Sarebbe la seconda volta nella mia vita da italiano libero dopo il 25 aprile 1945, che non posso festeggiare la Liberazione».
Lo scorso anno, lei aveva definito medici e infermieri che lottano contro il Covid, come i nuovi partigiani da onorare oggi.
«Lo riconfermo, lo ribadisco e vado anche oltre. Al personale sanitario si sono uniti tanti cittadini, la stragrande maggioranza, compresi i ragazzi che, rispettando le regole e ora anche vaccinandosi, formano un fronte unico di lotta contro la pandemia che sono certo riuscirà a sconfiggere il virus. Ecco, siamo diventati un po’ tutti partigiani combattenti».
È fiducioso nell’esito di questa battaglia?
«Sì lo sono e penso che anche in questa occasione il bene riuscirà a prevalere sul male. Come ebbe a dire Alcide Cervi, per tutti papà Cervi, “dopo un raccolto ne viene un altro” e come ha affermato di recente Papa Francesco “c’è sempre un tempo per ricominciare”. Ci sarà da rimboccarsi le maniche per ricostruire, ma quello che sta succedendo ci indica le basi su cui dovremo farlo. Ovvero un modello di sviluppo sostenibile e una ridistribuzione più equa delle risorse, che assicuri la salute, il lavoro, il sapere, dai quali non si può prescindere».
Nella sostanza, sono le stesse rivendicazioni, aggiornate e corrette, che sostenevate voi partigiani. Ci sono oggi le condizioni per realizzarle? «Anche se queste mie affermazioni sembrano troppo ottimistiche, mi sento di poter dire, dopo 93 anni di esperienza, che con un lavoro di buona lena questi obiettivi si potranno conseguire. Certo, occorrerà una sostanziale e corale volontà e unità di popolo, che in gran parte è da costruire». Che cosa intende per “larga e corale unità” e come si lega alla festa della Liberazione? «Devo partire da lontano: la Resistenza, con la lotta di liberazione, ha offerto al popolo Italiano il punto più alto di condivisione valido per tutti gli anni a venire. Parlo della Costituzione e dei suoi principi fondamentali ai quali ogni cittadino deve ispirarsi nel proprio agire sociale e politico. Questo mi sembra il punto essenziale: un modello comune di valori, cui le forze politiche in campo devono ispirarsi ancora oggi, a distanza di oltre 70 anni. In caso contrario, il rischio è un’ulteriore e pericolosa divisione, con grave danno per le sorti del Paese. Non possiamo più permetterci di stare da una parte o dall’altra in questo preciso momento storico o non se ne esce».
Si spieghi meglio.
«Faccio un esempio e concludo. Al momento di assumere una carica istituzionale, si giura sulla Costituzione a prescindere dall’appartenenza politica. In quell’istante si azzerano Destra e Sinistra. Ecco, tenere fede a quel giuramento è la strada maestra e sono i principi fondamentali della Costituzione a indicarla. A tutti noi, invece, il compito di vigilare affinché il giuramento non diventi uno spergiuro. E quando dico “tutti noi”, intendo i cittadini, insieme agli ambienti intellettuali e culturali, all’informazione e i mass media. In quattro parole, “larga e corale unità”». —
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