Italia
Falsa associazione sportiva elude il fisco
Si spaccia per dilettantistica ma è un’impresa a tutti gli effetti, la finanza scopre 500mila euro incassati e mai dichiarati
Alfredo Faetti
follonica. Non veniva portata avanti alcuna attività. La formula societaria “associazione sportiva dilettantistica” serviva soltanto a eludere il fisco, tant’è che in quattro anni l’evasione è stata di circa 500mila euro.
Ma il gioco è finito quando la tenenza della guardia di finanza di Follonica ha terminato le sue indagini su una realtà cittadina che, almeno sulla carta, offriva attività sia per gli adulti che per i bambini.
L’operazione è stata denominata appunto “Carta canta”, un’indagine complessa, portata avanti tra il 2015 e il 2019 non solo sui conti bancari ma anche attraverso l’invio di centinaia di questionari alle persone che risultavano, sulla carta, associate all’ente, con tanto di consueto rilascio di tessera affiliativa.
La maggior parte dei presunti soci ha quindi ammesso di non aver mai rivestito questo ruolo e di non aver partecipato all’attività associativa. In realtà avevano solo fruito di taluni servizi e possibilità di svago in relazione ai quali avevano pagato il dovuto, senza nessun altro tipo di contatto con la sedicente associazione.
In sostanza, spiegano le fiamme gialle, «è stato fatto un uso distorto dello strumento associazionistico al solo fine di eludere il fisco e fare concorrenza sleale ad attività imprenditoriali simili».
Non c’era alcuno sport dilettantistico né associazione dietro a queste attività. La forma societaria serviva soltanto ad accedere agli sgravi fiscali previsti per queste categorie.
L’analisi dei flussi finanziari nei confronti dell’associazione, nonché di talune persone che ne ricoprivano cariche a vario titolo o comunque collegate, ha fatto emergere infatti come nel corso di quattro anni – tutti antecedenti al periodo Covid (ossia tra il 2015 ed il 2019) – siano stati incassati in tutto oltre 500mila euro, senza averne dichiarato nulla al fisco e senza che, in sede di contraddittorio con le fiamme gialle, siano state fornite adeguate giustificazioni.
Dagli accertamenti è dunque emerso come l’associazione sportiva non abbia rispettato i requisiti previsti, perdendo la qualificazione di ente associativo (e i relativi benefici fiscali appunto) e inquadrandosi quale vera e proprio società.
Pertanto l’associazione è stata riqualificata in soggetto esercente “di fatto” un’attività d’impresa, con conseguente rideterminazione della base imponibile ai fini Ires, Irap e Iva.
La guardia di finanza, avverte, porterà avanti altri controlli come quello visto a Follonica.
«L’attività è orientata in modo mirato sugli illeciti tributari – spiegano le fiamme gialle – In particolare, nel contesto del generale comparto delle “associazioni” si riscontra che alcuni pseudo circoli/enti no profit abusano della qualifica giuridica per dissimulare l’esercizio di attività d’impresa, al solo scopo di eludere l’ordinario regime di tassazione previsto, danneggiando in primis proprio i veri enti associativi che lavorano con finalità meritevoli di rispetto e tutela, nonché l’imprenditoria sana». —
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