Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Prima bigliettini affettuosi poi violenze e schiaffi Stalking, nuova condanna

Pierluigi Sposato

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Pierluigi Sposato

Grosseto. Aveva già riportato una condanna a un anno e dieci mesi per il medesimo reato – stalking – nei confronti della stessa donna, periodo tra il 2018 e il 2020. Scarcerato dopo la sentenza dell’aprile 2020 (la pena era stata sospesa), pochi giorni dopo si sarebbe reso protagonista di altri episodi similari, fino all’agosto dell’anno scorso, quando era stato arrestato e messo nel carcere di via Saffi. E adesso il giudice gli ha inflitto un altro anno, per un totale di due anni e dieci mesi, revocando il beneficio della sospensione.

Ha assistito all’udienza preliminare, davanti al giudice Marco Mezzaluna, l’uomo di 46 anni abitante nella zona sud della provincia imputato non soltanto per stalking (aprile-agosto 2020) ma anche per essere entrato arbitrariamente in casa di lei (violazione di domicilio) e per averla presa a schiaffi e immobilizzata impedendole di chiedere aiuto (violenza privata). La Procura di via Monterosa gli aveva contestato anche il furto del cellulare della donna. Questi ultimi reati avvenuti l’11 luglio scorso. Assistito dall’avvocata Amanda Paoletti, l’uomo si era difeso all’epoca dell’arresto spiegando di non aver fatto nulla di quanto gli era stato contestato. Il difensore aveva chiesto preliminarmente l’assoluzione del proprio assistito. L’accusa aveva sollecitato due anni.

All’epoca del primo procedimento, l’uomo era accusato di aver cercato di riprendere la relazione sentimentale (era durata otto anni) ma anche di aver messo del cemento nella serratura dell’abitazione di lei e, una volta, anche un chiodo. Per lui era stata formulata anche l’ipotesi di maltrattamenti, riconosciuta come sussistente. Un chiodo compare anche nell’accusa di questo secondo procedimento; l’uomo ne avrebbe inserito un altro nella serratura, che avrebbe attaccato anche con un piccone finendo per spaccarla. Ci sarebbe stata anche un’aggressione fisica. Lo scopo sarebbe stato sempre quello di contattare la donna per riprendere la relazione: e ancora una volta dai bigliettini affettuosi sarebbe passato agli atti vandalici.

Non ci sarebbero state testimonianze dirette degli episodi illeciti contestati. Agli atti di questo secondo procedimento ci sono le sommarie informazioni che i carabinieri avevano redatto ascoltando le parole delle sorelle di lei, che non avevano assistito, e quelle che erano state ricavate dalle parole del medico curante, già sentito nel corso del precedente procedimento, che era stato celebrato davanti al giudice Giovanni Puliatti. —

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