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AMBIENTE 

No ai gessi rossi nella cava di Pietratonda

Lina Senserini
No ai gessi rossi nella cava di Pietratonda

La Regione boccia il progetto di Accornero: niente scarto industriale della Venator di Scarlino per il ripristino dell’area 

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Lina Senserini

Campagnatico. Niente gessi rossi nelle ex cave di Pietratonda, l’area mineraria nel comune di Campagnatico da cui si estraeva caolino e sabbia silicea fino a meno di 20 anni fa. Così ha deciso la conferenza dei servizi, ieri, bocciando il progetto di ripristino presentato dalla proprietà, Accornero spa, che prevedeva l’uso dello scarto della lavorazione del biossido di titanio, prodotto negli stabilimenti della multinazionale Venator a Scarlino.

È durata poco più di un’ora e mezzo la riunione negli uffici del settore Bonifiche E autorizzazioni rifiuti della Regione, in via Cavour a Grosseto, e alla fine il verdetto è stato quello che i più si aspettavano.

«La conferenza dei servizi ritiene non sussistano le condizioni per concludere positivamente il procedimento e quindi esprime parere negativo», recitano le conclusioni lette dal presidente dell’organismo regionale, Franco Gallori. «Contestualmente – ha aggiunto – ritiene necessario e improcrastinabile che sia completata la messa in sicurezza del sito», sul quale pende dal 2016 un’ingiunzione della procura della Repubblica di Grosseto al ripristino e alla messa in sicurezza, riconfermata da un’ordinanza del tribunale del 2017.

Si conclude, dunque, una vicenda iniziata oltre un anno fa, con la presentazione del progetto che prevedeva il deposito di un milione di tonnellate di gessi rossi nella ex cava dell’Incrociata, al quale si sono opposti i sindaci di Campagnatico e di Civitella Paganico, Luca Grisanti e Alessandra Biondi, associazioni di categoria, cittadini e ambientalisti, il comitato Val di Farma e il Forum ambientalista che hanno partecipato alla conferenza dalla seconda seduta, a giugno 2020.

«L’ho sempre ripetuto – commenta Grisanti – che la decisione spettava ai tecnici. L’ho fatto affinché si potesse decidere con serenità, anche per rispetto dei lavoratori dell’azienda che stanno vivendo giorni di preoccupazione. Ho lasciato da parte la mia opinione personale, che chiaramente propendeva per il no, considerando l’elevato valore ambientale dell’area di monte Leoni e Pietratonda. Il problema dei gessi rossi rimane, così come la questione della cava di Montioni ormai vicina all’esaurimento. Ora c’è bisogno che tutte le parti si mettano a un tavolo e trovino soluzioni adeguate, anche alla luce del rapporto della Commissione parlamentare sulle ecomafie di cui, per il contesto istituzionale da cui proviene, bisogna tenere conto».

Sulla stessa linea la collega Biondi, che pur soddisfatta per l’esito della conferenza, invita al confronto. «Non ci sono né vinti né vincitori – è il suo commento – perché comunque i problemi restano e vanno affrontati, ma la soluzione non poteva essere quella in discussione da un anno. Per noi è un risultato importantissimo che il progetto Accornero sia stato ritenuto non idoneo all’area; se fosse stato dato il via libera al piano, quella sì che sarebbe stata una sconfitta».

Venator ha preso atto «con disappunto» del parere negativo, affidando il commento a un breve comunicato stampa, in attesa di approfondire le motivazioni del parere negativo. «Venator continua a sostenere la bontà del progetto e l’utilizzo del gesso rosso per il ripristino ambientale», commenta Giovanni Fusco, direttore dello stabilimento di Scarlino. «È difficile comprendere perché la conferenza abbia respinto un progetto che avrebbe valorizzato il territorio e l’ambiente. Nonostante la delusione di oggi, continueremo a lavorare in modo costruttivo con tutte le parti interessate per trovare una soluzione al fine di proteggere il futuro del sito di Scarlino e dei suoi lavoratori». —

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