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Giglioni lascia l’Unione Polemica sull’Amiata

Francesca Ferri
Giglioni lascia l’Unione Polemica sull’Amiata

Il vicesindaco accusa: «Problemi enormi di gestione» Badini (Pd): «Non è così che la politica affronta i problemi»

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Francesca Ferri

castel del piano. Il primo scossone arrivò nel 2019, quando Cinigiano salutò e se ne andò. Da allora che l’Unione dei Comuni Amiata grossetana vada stretta non è una novità, nonostante nel 2011 i comuni l’abbiamo scelta in alternativa alla fusione. Eppure, nonostante i malumori siano noti, hanno fatto scalpore, giorni fa, le dimissioni dal consiglio dell’unione del vicesindaco di Castel del Piano, Luciano Giglioni. Che non ha usato giri di parole: «L’Unione dei comuni è un ente che ha problemi enormi nella programmazione e nella gestione del territorio».

A partire dall’organo governativo, la giunta dei sindaci, che «è divenuta una debolezza evidente in quanto ha praticamente annullato il ruolo dell’assemblea». Segno ne sarebbe la costituzione, negli ultimi tempi, di associazioni di cittadini, che Giglioni vede come il tentativo di colmare una lacuna. L’Unione sarebbe solo «una semplice unione di servizi», ma vuota dal punto di vista politico e programmatico. La modifica allo statuto indebolirebbe ancora le funzioni. Insomma, un quadro a tinte cupe dato dal vicesindaco. Che lascia vuoto uno dei 24 scranni.

«La scelta di Giglioni mi ha molto amareggiato – commenta il presidente dell’Unione Massimo Galli, sindaco di Roccalbegna –. Ora che si apre la possibilità di accedere al Recovery fund, se i Comuni non sono uniti, dove si va?». Galli tuttavia condivide alcuni argomenti di Giglioni. «La normativa pecca», dice, eppure per le funzioni associate, se il meccanismo fosse ben oleato, sarebbe una manna. «Se l’Unione non funziona la colpa è nostra, è politica: dobbiamo trovare più collaborazione tra uffici».

Intanto a Castel del Piano si lavora alla sostituzione. «Ho chiesto ai consiglieri comunali chi sia disposto a ricoprire il ruolo», dice il sindaco Michele Bartalini, lui stesso sorpreso della decisione di Giglioni, ma che non si scompone: «Io non metto bavagli», dice.

E sempre da Castel del Piano interviene il segretario del Pd, Federico Badini. Secondo cui la scelta di Giglioni di dimettersi «rappresenta un modo di affrontare i problemi e una visione del futuro che vanno assolutamente combattuti». Posto che i problemi ci sono, la scelta è stata «di lavarsi le mani della questione, di ritirarsi invece di affrontare il problema, limitandosi a sottolineare cosa non va e lasciando il lavoro sporco ad altri» e «va in netta contrapposizione con quello che dovrebbe fare un amministratore: individuare i problemi per poi provare a risolverli. Questa responsabilità è più grossa per chi ha l’onere e l’onore di rappresentare Castel del Piano, che da sempre è il perno dell’Amiata e che, ahinoi, da due anni e mezzo si sta muovendo come i gamberi, con grandi passi indietro». Badini mette in guardia dai rischi di vedere Castel del Piano isolato, «preso a pensare solo a se stesso». Ma la decisione di lasciare «come si affianca ai bisogni delle imprese? Come aiuta i giovani che vogliono avere un futuro qui? A queste domande Castel del Piano non può rispondere da sola. Su questo mi aspetto che il sindaco, finora silente e presente nella giunta attaccata da Giglioni, dia un messaggio chiaro, anche per far capire l’intento della sua maggioranza». —

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