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Centro antiviolenza, nuovi casi raddoppiati
Dal 1° gennaio al 31 marzo hanno chiesto aiuto per la prima volta 34 donne a fronte delle 17 del primo trimestre 2020
Francesca Ferri
GROSSETO. Non sono confortanti gli ultimi dati sulla violenza domestica ai danni delle donne registrati dal centro antiviolenza della provincia di Grosseto, gestito dall’associazione Olympia de Gouges.
Dal 1° gennaio al 31 marzo il centro di Grosseto, insieme a quello di Castel del Piano, ha registrato 20 nuovi casi di donne che hanno chiesto aiuto. Al centro di Follonica hanno chiesto aiuto nove donne che mai prima di allora si erano rivolte al centro antiviolenza. Nel distretto sud della provincia, quello che fa capo al centro antiviolenza di Orbetello, e che copre anche Capalbio, i nuovi accessi sono stati cinque. In tutto 34 nuovi casi in soli tre mesi, a fronte di 17 nuovi casi che si erano registrati nello stesso periodo del 2020. Il doppio.
«In questi mesi registriamo un aumento delle chiamate sia in urgenza che in emergenza», spiega la presidente dell’associazione Olympia de Gouges Sabrina Gaglianone.
«Sono chiamate che arrivano o dal numero per le emergenze 1522 o dal pronto soccorsi – continua – e per la maggior parte riguardano maltrattamento domestico, alcune con accesso al pronto soccorso o intervento dei carabinieri».
Che la violenza domestica ai danni delle donne sia aumentata non è una novità. Già nei mesi scorsi, a livello nazionale, si è registrato un aumento di casi, dovuto anche alla particolare situazione dei vari lockdown, delle restrizioni personali, della diminuzione delle occasioni, per le donne maltrattate, di trovarsi da sole e poter chiedere aiuto.
Il prolungarsi dell’emergenza sanitaria, i contraccolpi sull’economia e le abitudini stravolte hanno però contribuito a peggiorare le condizioni nelle famiglie. E le prime a rimetterci sono le donne.
«Stiamo tutti attraversando un periodo difficile – spiega Gaglianone – nel quale si sommano le difficoltà economiche delle famiglie e la promiscuità familiare con il fatto di avere figli a casa in didattica a distanza. E chi ha più figli, ha più difficoltà. La maggiore promiscuità all’interno delle mura di casa esaspera situazioni in cui erano già presenti conflitti».
I nuovi casi si sommano a quelli già in carico alle operatrici del centro antiviolenza – tutte donne per una scelta precisa – che, ad oggi, si fa sentire.
«L’associazione e le sue operatrici sono gravate da un peso notevole – spiega Gaglianone –. Ci sono operatrici che seguono anche 15 casi, dall’azione legale alla consulenza nella gestione dei figli, dalla questione economica della donna alla ricerca della casa e di un lavoro. Nei casi di violenza l’associazione segue la donna sotto tutti gli aspetti, in un progetto che viene fatto insieme a alla donna». Un lavoro enorme per le operatrici, che sono dieci tra Grosseto e Follonica e 13 tra Orbetello e Capalbio.
«I casi sono tanti, complessi, siamo in affanno – dice Gaglianone – tant’è che adesso stiamo facendo un corso di formazione da remoto di primo livello a cui partecipano 60 persone. Ci auguriamo che questa formazione voglia invogliare le persone a continuare con il tirocinio perché possiamo ampliare il numero delle operatrici». I primi colloqui si faranno all’inizio dell’estate. —
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