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Bici prese in affitto e abbandonate dopo la passeggiata

M.N.

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FOLLONICA. Quelle bici arancioni sono in giro per Follonica, o meglio legate con lucchetto a pali e ringhiere, ormai da tempo. Sono parte dei mezzi a due ruote del progetto “C’entro in bici” realizzato dall’omonima azienda di Ravenna in oltre cento comuni di tutta Italia. Peccato però che fra quei cento comuni non ci sia quello di Follonica e che le biciclette provengano dal vicino comune di Castiglione della Pescaia, dal quale sono partite senza fare più ritorno.

L’avvio del progetto risale a oltre dieci anni fa, a Castiglione della Pescaia partì nel 2009 con venti mezzi a disposizione di chiunque; bastava versare una cauzione e ritirare una chiave per utilizzare la bicicletta ovunque con l’unico obbligo di riporla nella stessa rastrelliera dalla quale era stata prelevata. Un bike sharing che ha coinvolto numerose amministrazioni comunali in tutta Italia nell’ottica di alleggerire il traffico veicolare e promuovere la mobilità sostenibile, un’idea di sviluppo che negli anni successivi si è poi allargata anche con altre iniziative di altri imprenditori e comuni in tantissime realtà soprattutto turistiche. Al momento dell’avvio del progetto Castiglione della Pescaia acquistò una ventina di bici e il prezzo della cauzione era di 10 euro con utilizzo illimitato e la possibilità addirittura di usare con la stessa chiave, codificata e non duplicabile, anche le biciclette degli altri comuni coinvolti nell’iniziativa. Almeno tre di questi mezzi, un paio dei quali ridotti abbastanza male, giacciono da tempo legati ai pali e alle strutture metalliche di sicurezza in via Carducci e in via Palermo, evidentemente abbandonate da chi le ha utilizzate dopo il viaggio via litoranea da Castiglione della Pescaia.

«Queste due sono qui almeno dalla scorsa estate – conferma un residente di Senzuno – sono sempre state legate e non le ho viste mai utilizzate da nessuno». Le biciclette risultano infatti anche chiuse con un lucchetto, evidentemente chi ce le ha portate confidava poi di tornare a utilizzarle in futuro salvo poi abbandonarle al loro destino. L’ennesimo, purtroppo, finale triste di un lodevole tentativo di rendere più verdi e sostenibili le città turistiche.— M.N.

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