Il Tirreno

Grosseto

castel del piano 

Una vita che si spegne all’ospedale «Grazie per l’assistenza a Simona»

Sara Landi
Una vita che si spegne all’ospedale «Grazie per l’assistenza a Simona»

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CASTEL DEL PIANO. La lotta al coronavirus non ferma l’impegno del mondo della sanità e dei suoi professionisti verso le altre malattie.

Ne è la prova il messaggio di ringraziamento che una lettrice del Tirreno vuole mandare all’ospedale di Castel del Piano per l’umanità e la professionalità con cui è stata curata fino all’ultimo Simona Piccionetti, la maestra di sci e insegnante di discipline acquatiche di Arcidosso scomparsa il 12 marzo a soli 49 anni per una malattia che non le ha lasciato scampo.

Il ringraziamento arriva dall’infermiera grossetana Fulvia Marini che oltre ad essere una carissima amica di Simona conosce bene per il suo lavoro il mondo della sanità (è anche consigliera dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto).

«In questo anno di pandemia – scrive Fulvia Marini – noi operatori sanitari siamo sfibrati, provati, stanchi ma nonostante questo, oltre al Covid, ci sono tante altre malattie che continuano a essere curate e tanti pazienti che vengono assistiti fino alla fine del loro percorso. Purtroppo quello della mia cara amica Simona è stato infausto e si è concluso in appena sette mesi, ma negli ultimi suoi giorni ho potuto assieme alla famiglia constatare con quanta professionalità e sensibilità è stata assistita. Il mio grazie è per tutti, medici, infermieri e oss: grazie per aver permesso ai familiari e a me di esserci sempre, di esserle accanto fino all’ultimo». Fulvia Marini aggiunge un ringraziamento speciale all’operation manager Simona Cambioni, alla dottoressa Sabrina Rosati e al dottor Paolo Corradini, direttore dell’area medica dell’Asl Toscana sud est di Castel del Piano. «Ho fatto passare alcuni giorni prima di scrivere – spiega l’amica di Simona – perché è stata una grande tragedia. Penso in particolare al fratello, alla sorella e alla mamma che ha 82 anni e aveva già perso un figlio. Ma il mio è un grazie doveroso, anche a nome dei familiari, perché è giusto evidenziare l’impegno di tutta l’équipe anche in un momento delicato come il fine vita». —



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