Il Tirreno

Grosseto

Pegaso, quella notte terribile che ha segnato una comunità

pierluigi sposato
Pegaso, quella notte terribile che ha segnato una comunità

Ottobre 2001: lo schianto dell’eliambulanza tra le macchie di Tirli, cinque i morti 

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il ricordo

pierluigi sposato

Quella notte, quella terribile notte del 9 ottobre 2001, è segnata ancora nella memoria della comunità grossetana. È tangibile, anzi: il ricordo della tragedia dell’eliambulanza Pegaso è il cippo alla Mandria del Trottino, nelle macchie di Tirli; è il premio intitolato all’infermiera Gemma Castorina; è l’associazione che porta il nome del medico Niccolò Campo; sono tutte le manifestazioni di affetto che si rinnovano nei confronti dei familiari di tutte le vittime: con Castorina e Campo c’erano i piloti Paolo Brancaleon e Giovanni Minetti, nonché Paolo Massellucci, il paziente.

A tutti loro è dedicata l’immagine di oggi dell’iniziativa de Il Tirreno “Un anno, una foto” che i lettori hanno trovato acquistando il nostro giornale. È una foto di Agenzia Bf.

(in)giustizia

Micaela Brusa è la vedova di Paolo Brancaleon. Quando accadde la sciagura, era incinta di tre mesi di Sara, nata poi nell’aprile 2002, e aveva già Andrea, oggi 22 anni. «Sara ogni tanto mi chiede cosa avrebbe detto suo padre nelle sue tappe belle della vita, come la licenza di terza media, la patente, adesso avrà la maturità e poi andrà all’università… Lei non sa cosa possa voler dire l’affinità con un padre. E penso alla mia vita, invece: tre anni fa è morto mio padre, era la mia spalla in tutto, mi è caduto il mondo addosso».

Quando le si chiede di riavvolgere indietro il film della sua vita, Micaela dice: «A quella sciagura io penso tutti i giorni». E cosa vede? «Vedo i miei figli, hanno un vissuto diverso alle loro spalle. Sì, anche per Andrea, che adesso lavora, è stato difficile».

Lei è stata l’ultima persona di cui le cronache si sono occupate, quelle giudiziarie: «Quando ha visto me, la Giustizia si è girata dall’altra parte», commenta amaramente. Aggiungendo, per spiegare, che nel novembre scorso la Corte di appello ha respinto la richiesta del riconoscimento del danno biologico e di quello conseguente al lutto: «Non è stato riconosciuto nulla nemmeno ai miei figli. E devo anche pagare le spese». Micaela non lavora, vive con le pensioni Inps e Inail derivanti dalla perdita di Paolo. E anche per quelle anni fa ci fu battaglia perché il vitalizio Inail le fu sospeso per un anno.

Ma Micaela è pienamente inserita nella comunità grossetana, fosse anche soltanto per lo sport: il podismo amatoriale la vede tra le protagoniste ormai da più di dieci anni. «Eh, ma gli anni passano – si schermisce Micaela, 47 anni – Ecco, una cosa mi sento di dire. Che nello sport, che anche nello sport, ho trovato tanti amici. Io non sono mondana, sono molto casalinga. Ma quando sono uscita, sono state rare le volte che ho trovato persone ostili con me. Posso dire di aver trovato delle persone meravigliose».

la telefonata

«Di quella notte ho un ricordo netto. Il suono del telefono di casa alle 3 di notte. Arrivò per prima mia moglie all’apparecchio, la sentii dire “Ma Nicola? Ma Nicola?”. Capimmo che era accaduto qualcosa di particolarmente grave. Poi corsi alla sede del 118 e vidi che tutti piangevano…»

Sergio Campo, oggi 56 enne, nell’incidente di Pegaso perse il fratello Niccolò, medico, in servizio sull’eliambulanza. Da quel giorno la sua vita è cambiata. E non poteva essere altrimenti. Da quella tragedia nacque l’associazione intestata a Niccolò, una onlus per i bambini. «Venti giorni prima avevamo perso mio padre, sentivo che dovevo fare qualcosa». E perché proprio una onlus dedicata ai bambini? «Alla scuola di mia figlia Alessia, in quei giorni i genitori avevano iniziato una raccolta di fondi per un compagno di classe, Lorenzo, che sarebbe poi partito per andare a farsi curare a Genova. Partecipai anche io, sia come padre di Alessia, sia per il ricordo di mio fratello. E sentii che dovevo fare qualcosa di più. Quello di Lorenzo fu il primo caso di cui l’associazione si era occupata: e anche se purtroppo lui non ce la fece, sentivo che dovevo andare avanti. Trovai per fortuna tante persone che mi aiutarono, il supporto del dottor Gabriele Barlocco primario di pediatria che ci indicò il primo obiettivo, quello delle due postazioni per la stanza sterile; poi l’ecografo. E poi venni a conoscenza dell’Opa di Massa. Lì venne ristrutturato un rudere nell’area di proprietà Asl, noi fornimmo anche gli arredi, lì da anni c’è la casa di accoglienza Niccolò Campo gestita dall’azienda sanitaria. L’idea mi venne dopo aver visto in tv il servizio su una persona che, pur di stare vicino al proprio bambino, aveva scelto di dormire in auto vicino all’ospedale. Non era possibile, bisognava fare qualcosa». E comunque Sergio già era in movimento, proprio con Niccolò: «In quei giorni, poco prima dell’incidente - ricorda - ci stavamo documentando, mio fratello e io, sulle adozioni a distanza. Sentivamo che dovevamo fare qualcosa, insieme». Adesso la Niccolò Campo non è attiva: «Sì, purtroppo siamo fermi da qualche anno. Ho dovuto concentrarmi sul mio lavoro, purtroppo – risponde Sergio, che si occupa di noleggio a lungo termine - Con grande dispiacere. Ma l’intenzione è quella di ripartire: quando ci saranno le condizioni, perché l’associazione è come un lavoro, non si può fare a scappatempo». E il ricordo di quel 9 ottobre…? «Mi si ripresenta ogni volta che vedo o sento Pegaso volare». —© RIPRODUZIONE RISERVATA



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