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Ristoratori e albergatori «Noi, agnelli sacrificali»

Ivana Agostini
Ristoratori e albergatori «Noi, agnelli sacrificali»

Sono scesi in piazza con cartelli e riti funebri simbolici: con loro sindaco e giunta Chiedono al governo un anno fiscale bianco e la possibilità di riaprire le attività

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Ivana Agostini

manciano. «Un anno fiscale bianco per non morire». I titolari degli agriturismi, ristoranti, alberghi e di tutte le attività che da molti mesi non lavorano sono scesi in piazza ieri per dire «basta». Stop a quello che definiscono un «accanimento» contro alcune categorie che sono chiuse totalmente o che lavorano solo in parte. «La Maremma dice basta. Vogliamo lavorare»: la loro protesta l’hanno chiamata così.

Si sono ritrovati in piazza Garibaldi, sotto il palazzo comunale, ordinati, nel rispetto delle norme anti Covid, mascherine e distanziamento, e hanno celebrato il funerale di pizzerie, ristoranti, palestre, alberghi. Uncorteo funebre di tutte quelle attività che dallo scorso anno pagano un prezzo altissimo alla pandemia.

«Non siamo untori – dicono – Vogliamo solo lavorare in sicurezza», hanno scritto su un cartello. «Siamo stanchi di aspettare. Vogliamo solo lavorare» si legge in un altro. «Senza lavoro e indennizzi si muore». «Vogliamo solo la dignità che merita un lavoro duro».

«Qui si resiste solo se esiste il turismo – dicono Marco e Bruno Pannozzi, padre e figlio ristoratori dell’Osteria Passaparola – Se il turismo non viene noi non lavoriamo. C’è un vero accanimento contro la ristorazione – continuano – ci hanno scelti come agnello sacrificale. Non potevano fare un altro lockdown totale e allora hanno scelto di penalizzare le nostre categorie». Anche agli alberghi non va meglio . «Noi possiamo stare aperti – dice Monica Marani titolare del Tellus Hotel a Saturnia – ma se non ci sono turisti come facciamo? Gli alberghi che non hanno il ristorante come fanno a lavorare se i ristoranti sono chiusi? Dove vanno a mangiare gli ospiti?». Mirma Mearelli ha un ristorante a Montemerano, La Cascia. «Siano chiusi da novembre – dice –facciamo asporto ma non possiamo certo vivere di quello. Contestiamo anche il meccanismo degli indennizzi che non ci ripagano del mancato guadagno». Cinzia Mugnaioli e Stefania Boschi hanno delle strutture ricettive. Hanno aperto alla fine del 2019. «Per noi – dicono all’unisono – non ci sono indennizzi dato che non ci sono parametri di riferimento sui quali calcolarli». I manifestanti non si vogliono fermare a Manciano. «Dobbiamo arrivare a Roma – dicono – se il Governo è sordo noi bisogna farci sentire».

A dare sostegno ai manifestanti c’erano anche gli amministratori locali. Il sindaco Mirco Morini comprende la situazione: «Si tratta di una giornata importante – dice – Il turismo è l’elemento trainante del nostro territorio. Siamo consapevoli delle difficoltà che stanno vivendo queste attività. E le loro difficoltà si riflettono su altri settori: dall’agricoltura che fornisce le materie prime fino ai professionisti che tengono la contabilità. Noi cercheremo di sostenere come possiamo le attività. Lo abbiamo fatto nel 2020 e lo faremo col bilancio di previsione del 2021». Sulla stessa linea anche Luca Pallini, vicesindaco di Manciano. «A queste attività devono essere dati sostegni a livello nazionale». Anche Valeria Bruni, assessora al sociale, ha esternato la sua vicinanza. Un pensiero i titolari delle attività lo hanno poi rivolto anche ai loro dipendenti. zSe noi siamo chiusi – ricordano – loro sono senza lavoro e senza sostentamento per le loro famiglie. Vogliamo lavorare nel rispetto delle norme. Chiudano chi non rispetta le regole. Facciano controlli ma ci facciano aprire». —

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