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«Gessi rossi a Montioni, utilizzo legittimo» Venator risponde: autorizzazioni di Arpat
La società parla dopo la relazione della commissione parlamentare. Nessun dato indicherebbe che il sito sia inquinato
Lina Senserini
Scarlino. «Il gesso rosso è adatto al ripristino ambientale, non costituisce alcun pericolo per la salute dell’uomo e non reca pregiudizio all’ambiente». La classificazione come “rifiuto speciale non pericoloso” ne «consente il legittimo utilizzo per attività di recupero ambientale, operazione virtuosa che consente il recupero del materiale, in linea con la normativa europea sull’economia circolare».
Alla fine la risposta di Venator alla relazione della commissione parlamentare sui gessi rossi, sollecitata dal Tirreno giovedì, è arrivata. Senza appello, poiché cita le autorizzazioni all’uso dei gessi rilasciate in base alla normativa – in realtà in deroga – accompagnate dai pareri dell’Arpat. Solo che la commissione parlamentare aveva spiegato che le deroghe sono state rilasciate a chi il gesso lo cede (Venator), ma non a chi lo usa per il ripristino (chi gestisce il sito di Montioni). E scrive anche che Arpat ha evidenziato il superamento dei limiti di alcune sostanze, ma «non ha mai proposto alla Regione l’interruzione del recupero della cava di Montioni».
L’azienda, dunque, le sue autorizzazioni le ha avute. E, infatti, scrive che «agisce nel rispetto delle normative vigenti in materia», specificando che «sta investendo per garantire la sostenibilità del sito di Scarlino (…) e sta lavorando a progetti che amplieranno gli usi del gesso, per arrivare alla riduzione della quantità di questo materiale da utilizzare nella bonifica», aggiunge citando la collaborazione con la società Ferro Duo e ricordando che riutilizza 200mila tonnellate di marmettola provenienti dalle cave di Carrara».
Poi arriva al punto cruciale. «Le evidenze geologiche e i dati di Arpat confermano che non c’è mai stato inquinamento causato dall’utilizzo dei gessi rossi nelle attività di ripristino ambientale a Montioni. Lo confermano i dati contenuti negli atti pubblici dell’ente di controllo, secondo i quali “i monitoraggi delle acque sotterranee e superficiali nel periodo 2005-2017, non hanno mai evidenziato variazioni significative rispetto ai criteri normativi adottati, in relazione alle attività di recupero dell’ex cava con i gessi rossi (…). Le concentrazioni dei principali parametri determinati nelle acque sotterranee monitorate sono state confrontate con le concentrazioni soglia di contaminazione e con i valori rilevati in fase ante-operam», scrive Venator citando le relazioni pubblicate sul sito dell’agenzia regionale. La quale agenzia conclude, si legge sul comunicato, che «il gesso rosso campionato presso la Venator a Scarlino è risultato conforme ai requisiti qualitativi richiesti dalla determina dirigenziale 2853/2017 per l’idoneità all’impiego nel recupero ambientale della ex cava di quarzite”. L’attività di Venator è dunque sempre stata rispettosa delle prescrizioni legislative. Riteniamo priva di fondamento l’ipotesi che il legislatore emetta norme per consentire un inquinamento che, per quanto riguarda le attività di Venator a Montioni, non risulta dalle analisi svolte dall’ente di controllo», conclude. —
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