Il Tirreno

Grosseto

Alla Caravella la rivolta è rientrata Ma fra gli operatori cresce il disagio

Alessandro De Gregorio
Alla Caravella la rivolta è rientrata Ma fra gli operatori cresce il disagio

Rimosso il presidio dopo il caos di giovedì pomeriggio e l’aggressione nei confronti di forze dell’ordine e giornalisti

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Alessandro De Gregorio

PIOMBINO. Il giorno dopo, sembra che non sia successo niente. C’è silenzio alla Caravella.

Davanti ai cancelli dell’ex residence ci sono solo alcune auto parcheggiate, ma sono quelle dei dipendenti della Croce rossa di Piombino e del personale di vigilanza della Master Security.

Fuori, davanti ai cassonetti, seduto su un trespolo di cemento c’è solo un migrante in tuta e in ciabatte. È un amico di Tali Hocudua, il trentunenne nigeriano trovato morto il giorno prima in un appartamento dell’ex residence, dove aveva vissuto due anni e dove non sarebbe dovuto tornare perché non più in possesso di un permesso di soggiorno.

Nessun presidio delle forze dell’ordine. Carabinieri, polizia, finanzieri e vigili urbani sono venuti via la sera prima, alle otto, e non sono più tornati. Da Livorno, sia il questore che il prefetto hanno detto che non c’è più bisogno, che l’emergenza è finita, che ora bisogna solo ricominciare.

Arriva una postina, consegna alcune lettere a un’addetta e riparte. I vigilantes girellano lì davanti, nel gabbiotto alla sbarra ci sono due operatori della Croce rossa che parlano normalmente.

Ogni tanto spunta qualche migrante. Anche uomini e donne che il giorno prima avevano partecipato ai disordini. Oggi sembrano altre persone. Camminano lentamente, salutano, spariscono tra i bungalow.

Sembra una giornata normale, insomma. Ma non lo è. La rivolta di giovedì pomeriggio ha lasciato qualche strascico. Anche e forse soprattutto fra gli stessi dipendenti della Croce rossa.

Nessuno parla, a cominciare dal presidente dell’associazione Elvio Topi. L’ha già detto il giorno prima, non può rilasciare dichiarazioni. E magari non vuole. Perché c’è amarezza, soprattutto nel cuore di chi quel centro lo gestisce da anni con impegno e passione.

Non parla nessuno, insomma. Ma solo ufficialmente. A taccuini chiusi, qualcosa in città si dice.

Per esempio si dice che la più scossa di tutti sia Sara Manciulli, psicologa, direttrice del centro di accoglienza. E non c’è da meravigliarsi. Mentre qualcuno fuori sfondava il parabrezza di un’auto dei carabinieri, negli uffici altri stavano minacciando proprio lei. Non sappiamo perché e non è nemmeno così importante. In quei momenti era un tutti contro tutti e gli animi erano caldissimi.

Fatto sta che la ragazza giovedì è stata colpita con una stampante, che qualcuno ha sbarbato e le ha tirato addosso. Poi è fuggita, a corsa, spaventatissima, scortata da una dozzina di poliziotti e carabinieri. Pare che abbia detto di non voler più tornare là dentro. —

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