Il presidio
L’ex residence oggi ospita 115 persone
Claudia Guarino
PIOMBINO. Quel cancello all’ingresso custodisce un mondo fatto di villette a schiera e speranze. C’è chi arriva e chi, anche dopo anni, se ne va. Talvolta con lo status di rifugiato, talvolta sparendo nel nulla. Alla sua richiesta di protezione internazionale Tali Hocudua aveva ricevuto un no. Aveva in tasca un decreto d’espulsione. Ma è lì che è tornato, anche se non avrebbe potuto. La Caravella è un grande centro di prima accoglienza, il più capiente di Piombino e da qualche tempo anche l’unico. Prima esistevano anche i centri di Franciana, delle Guinzane e delle Pianacce. Ora, dicono dalla prefettura, non più. Resta solo La Caravella, l’ex residence a due passi dal mare di Torre Mozza convertito all’ospitalità dei richiedenti asilo. Perché negli anni, con il susseguirsi delle norme e dei bandi prefettizi per l’affidamento dei servizi, la geografia dell’accoglienza è cambiata. E in Val di Cornia La Caravella ne è diventato il perno. Attualmente di persone, in quelle villette vista mare, ce ne sono 115. Dieci donne e 95 uomini. Si tratta prevalentemente di nigeriani, senegalesi, salvadoregni, pakistani e bangalesi. Tutti in attesa che la commissione territoriale di competenza dia una risposta sulla loro richiesta di protezione internazionale. In passato La Caravella ha viaggiato anche al massimo della sua capienza. Nel 2017, ad esempio, quando Il Tirreno ha visitato la struttura con l’autorizzazione di ministero dell’interno e prefettura, il centro ospitava 257 persone. Gli operatori della Croce rossa in quell’occasione hanno mostrato al giornale i cortili esterni e gli appartamenti, dove vivevano anche tante famiglie con bambini. Le villette sono organizzate per ospitare anche quattro o sei persone e hanno l’aspetto tipico degli appartamenti dei residence, con terrazzo, cucina, bagno e camera. Per i pasti all’epoca esisteva un centro di distribuzione, munito di magazzino, dal quale le persone potevano prelevare il cibo necessario, che poi cucinavano direttamente nelle case. Da quella visita sono passati più di tre anni, ma la struttura del centro è rimasta più o meno la stessa. Anche se adesso l’ex residence è meno popolato di un tempo. —
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