Il presidio
Il dirigente della Croce rossa si chiude nel silenzio
piombino. C’è poca voglia di parlare. Dalla voce di chi gestisce La Caravella, e di chi si è trovato ad avere a che fare con la morte di uno dei 115 ospiti della struttura, traspare parecchia stanchezza.
La Croce rossa italiana di Piombino si occupa da anni di questo centro di accoglienza e in questa situazione preferisce chiudersi nel silenzio. Un po’ per la tristezza dell’accaduto, un po’ perché il capofila di tutta la storia è la prefettura di Livorno.
Ed è da lì che, per prassi e per gerarchia, devono arrivare le notizie ufficiali.
«Mi scusi – è ciò che dice il presidente della Croce rossa di Piombino, Elvio Topi – Ma non posso rilasciare dichiarazioni».
Di certo gli operatori sono scossi, anche perché al ritrovamento del cadavere si è aggiunto il malumore degli ospiti, che hanno chiesto anche un incontro in prefettura.
Di cose da fare ce ne sono tante. A maggior ragione dopo i fatti di ieri.
E agli operatori non resta che tornare al lavoro, aspettando risposte dal prosieguo delle indagini. —
C.G.
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