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«Come farà ora Venator a dire che Montioni è un ripristino riuscito?»
Il Comitato per il no ai gessi rossi
l’intervento
«L’esito dei lavori della Commissione ecomafie non può che mettere fine a mesi di battaglie per difendere il nostro territorio da un progetto che la stessa sindaca, Alessandra Biondi, non aveva esitato a definire “scellerato”».
Il Comitato per il no ai gessi rossi, che raccoglie i cittadini di Paganico e di Campagnatico, si è preso un giorno di riflessione prima di intervenire dopo la pubblicazione della relazione Vignaroli, in bilico tra il sollievo e l’attesa della conclusione anche della vicenda di Pietratonda che arriverà il 21 aprile. In quella data, infatti, si terrà la conferenza dei servizi, a questo punto dall’esito scontato, anche perché nella precedente seduta era stata avviata la procedura di diniego al progetto di ripristino delle ex cave con i gessi della Venator, presentato dalla proprietà, Accornero spa. «Ci piacerebbe sapere – scrive il comitato – come farà ora la multinazionale a raccontare che quello di Montioni è un esempio riuscito di ripristino ambientale. Sentite le parole di Vignaroli e Zolezzi ci sembra invece che anche poggio Speranzona, a questo punto, sia da bonificare. E pensare che la stesso intervento volevano farlo a Pietratonda, definita da un politico del Pd come un’area già “compromessa”. Invece di imporre a suo tempo il ripristino ad Accornero come indicato dal tribunale si è lasciato correre, salvo poi discutere di un progetto da un milione di metri cubi di quegli stessi gessi rossi che la Commissione ecomafie ha bollato come pericolosi. La cosa che più ci rammarica è il messaggio di “guerra tra poveri” che è passato, ovvero cittadini e comitati da una parte, operai della Venator e lavoratori dell’indotto, assolvendo l’azienda dalla più importante delle responsabilità: rispettare e tutelare il territorio che l’ha accolta. 240 milioni di euro in 15 anni, risparmiati evitando il conferimento in discarica, significano quasi due milioni di euro all’anno, una parte dei quali Venator avrebbe potuto reinvestire in tecnologia per ridurre lo scarto o per cercare soluzioni idonee. Non sarà certo la multinazionale a pagare, ma i cittadini che rischiano il posto di lavoro. Ci aspettiamo ora una risposta da certa politica e da certi amministratori, la Regione i testa, che dovrà rendere conto delle sue responsabilità», è la conclusione. — L.S.
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