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Addio al fantino Emilio Falchi, il coraggioso “Fil di Ferro”

Gabriele Baldanzi
Addio al fantino Emilio Falchi, il coraggioso “Fil di Ferro”

Originario di Batignano, ristoratore a Grosseto, aveva corso anche a Siena  È morto nei giorni scorsi a 87 anni, ieri l’ultimo saluto: il cordoglio dell’Amiata

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CASTEL DEL PIANO. Grosseto, Batignano, Castel del Piano e le contrade di Siena hanno salutato per l’ultima volta “Fil di Ferro”, all’anagrafe Emilio Falchi, 87 anni, fantino che negli anni Settanta, per due volte, aveva corso in piazza del Campo, celebre per il coraggio che lo distingueva. Emilio si è spento nella notte tra domenica e lunedì, circondato dall’affetto dei familiari, della moglie, dei figli Roberto e Riccardo. Giovedì 25 marzo si è tenuto il funerale a Grosseto.

In Maremma Falchi era noto nel mondo equestre, ma anche come ristoratore, per l’attività che negli anni Ottanta aveva condotto in via Amiata, “I 3 Falchi”.

A Castel del Piano aveva trionfato nel 1972 per la contrada del Poggio. Con queste parole lo ricorda Sarah Ferrucci, presidente della contrada del Poggio: «Siamo dispiaciuti per la sua scomparsa, tutta la contrada è vicina alla famiglia. Lui ha portato in sede uno dei primissimi drappelloni, quasi 50 anni fa, nel 1972. Ogni 6 settembre lo si incontrava in piazza Garibaldi; dopo le batterie passava dalla contrada e, giustamente, la prima tappa era sempre uno sguardo alle foto e alle cronache della sua vittoria. Proprio questo comportamento, affezionato, ha fatto sì che non fosse conosciuto solo da chi lo ha visto correre, ma anche da molti giovani, con cui si fermava a parlare raccontando aneddoti del nostro palio o del palio di Siena».

Fabio Guerrini, magistrato del Palio di Castel del Piano, conferma il buon rapporto tra la piazza amiatina e il fantino batignanese: «Emilio Falchi era di Batignano, dove ha sempre vissuto, ma qui a Castel del Piano lo conoscevano tutti e gli volevamo bene. Me lo ricordo fin da quando ero piccolo. Con le Storte corse un Palio suo figlio Roberto, nel 1981, al quale facciamo le condoglianze».

A Siena Emilio lo conoscevano con il nomignolo di “Fil di Ferro”. Vantava, come detto, due presenze sul tufo.

Dopo una lunga gavetta, alla fine degli anni Sessanta, aveva debuttato nella Lupa il 16 agosto del 1971, sulla modesta Ferida. La sua carriera, si legge negli annali, non fu entusiasmante, anche a causa di un contatto con la Torre alla mossa. Dopo tre prove disputate nell’Aquila su Rondine II, Fil di Ferro tornò al canape nel luglio del 1974 con il giubbetto della Chiocciola, sul problematico Robin Hood, cavallo potente che, però, non digeriva la curva di San Martino. In quella circostanza entrò di rincorsa prima di concludere la carriera finendo dritto al primo San Martino. Falchi restò poi in orbita paliesca fino al 1975 quando disputò la sua ultima batteria con Quebel.

Rimasto sempre nel mondo del Palio e delle corse, Emilio aveva trasmesso questa passione al figlio Roberto, che correrà ben 12 volte a Siena. Nel carnet un trionfo nel Drago nel luglio del 1986 con la sconosciuta Ogiva. E proprio Roberto, a nome della famiglia, ringrazia tutti coloro che in questi giorni hanno ricordato il padre. —

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