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Maxipiantagione di bambù Un investimento a tutto campo
Nei terreni adiacenti alla tenuta della Badiola cresceranno oltre 100mila piante Garantiranno aria pulita, prodotti per la cucina, oggettistica e travi per l’edilizia
Massimiliano Frascino
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Chi l’avrebbe mai detto? La Maremma, icona nell’immaginario collettivo dell’agricoltura toscana, diventerà presto l’incubatore del distretto - meglio cluster - del bambù gigante made in Italy.
Un karma sorprendente, quantomeno. Già dal prossimo maggio, infatti, a poca distanza dalla ex tenuta granducale della Badiola, nel comune di Castiglione della Pescaia, verranno seminati i primi quaranta ettari di bambù, su un totale dei 103 previsti a regime. Un «bambuseto» esteso su una superficie equivalente a 144 campi di calcio, con più di 100mila piante di bambù gigante. Il progetto è più che in rampa di lancio. È già operativo e con una programmazione pianificata nei dettagli. Artefice è la “Forever Bambù” di Milano, società innovativa che coniuga più competenze: finanziarie, agronomiche e hi-tech. Perché il bambù ha una versatilità incredibile in termini economici e produttivi.
Artefici della scommessa, partita nel 2014, sono Emanuele Rissone, noto per aver lanciato Vitamin Store negli anni ‘90, Mauro Lajo, esperto di agricoltura biodinamica e simbiotica, Roberto Pesce, gestore e formatore finanziario, titolare della Smartmoney Srl. «Il bambù gigante – spiega Lajo – è una coltura molto duttile quanto a utilizzo. Quasi nessuno lo sa, ma questa pianta “sequestra” fino a 36 volte l’anidride carbonica di un bosco tradizionale. Per cui venderemo certificati “carbon neutral” (in vista del riconoscimento dei Carbon credit) a privati e aziende che vogliono essere “carbon free”. Poi c’è l’utilizzo alimentare dei germogli di bambù per moltissime preparazioni della cucina asiatica. E quello della canna sia per il mercato dell’oggettistica, dei complementi d’arredo, dei pannelli e delle travi per l’edilizia. Infine, la fibra di bambù può essere utilizzata come biomassa per la produzione energetica, per realizzare carta e tessuti, e per produrre bioplastica con una componente vegetale fino al 65%. Ambito sul quale abbiamo in corso una sperimentazione con un’azienda veneta».
Ma cosa ha fatto propendere la Forever Bambù per investire in provincia di Grosseto in modo così massiccio, dal momento che per l’acquisto, la lavorazione del terreno, la messa a dimora delle piante e l’entrata in produzione di un bambuseto di bambù gigante, si spendono circa 120mila euro? «Noi siamo un’azienda certificata biologica e biodinamica – aggiunge Lajo – e lavoriamo su un modello di coltivazione messo a punto su basi scientifiche, a seguito dell’analisi dei terreni, delle variabili climatiche e dei consumi idrici. Complessivamente gestiamo 188 ettari coltivati a bambù gigante, e siamo leader europei in questa produzione. Oltre alle due in Piemonte, in Toscana avevamo già aziende agricole a Sovicille e Chiusdino, più piccole, una da 25 ettari a Paganico, e quella di Castiglione della Pescaia, che è la più grande. In Maremma il clima è adatto alla fase più delicata dello sviluppo del bambuseto, nei primi quattro anni di vita. E a Castiglione abbiamo trovato terreni pianeggianti ideali, acqua e terreni drenanti. Il bambù gigante ha bisogno d’essere irrigato solo nei primi 4-5 anni di vita, poi il bosco si naturalizza e diventa autonomo. Concimandosi con la pacciamatura del fogliame. Inoltre, il bambù è una pianta a ricrescita velocissima, e a tre mesi dal taglio il fusto delle canne si rigenera».
Originale il modello di business che ha garantito il successo a Forever Bambù, società che oggi ha mille soci e si accinge diventare una public company debuttando in borsa come Spa. «All’inizio – chiude il ragionamento Lajo – nessuno conosceva il bambù gigante e le sue qualità. Per questo abbiamo puntato su piccole aziende agricole (Forever Bambù n° 1, 2, 3,… ndr) di due tre ettari per mettere in produzione le quali occorreva un investimento di 400mila euro, suddiviso in quote da 40mila che rendessero accessibile a chi volesse diventare socio. Questo modello ha avuto un grande successo, e ci ha permesso di fare un investimento su terreni delle dimensioni di quelli scelti a Castiglione della Pescaia». In prospettiva la Maremma dovrebbe diventare il fulcro di un “distretto” del bambù gigante. «Abbiamo visto altri terreni a Piatto Lavato e Braccagni – chiosa Lajo – e se tutto andrà come speriamo, in futuro vorremmo realizzare un centro aziendale per la produzione a chilometri zero dei semilavorati e delle bio-plastiche. Nella logica della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare». Insomma non solo vino, olio d’oliva, grano e pomodori. —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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