Il Tirreno

Grosseto

i gessi a pietratonda 

Sindaci e ambientalisti infuriati «Noi ci atteniamo ai dati certi»

Lina Senserini

Le parole di Simiani e Termine scatenano una bufera: non va giù il richiamo alla responsabilità sui lavoratori. Il Forum: «Sudditanza dei politici alla Venator»

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Lina Senserini

Campagantico. Mentre la Commissione bicamerale sulle ecomafie, tra poche ore, presenterà alla stampa la relazione sulla gestione dei gessi rossi a Scarlino, ieri si sono scatenate le reazioni di comitati e amministratori alle parole del Pd toscano e locale, “possibiliste” sul progetto di stoccaggio a Pietratonda e, in generale, sul riutilizzo dei gessi rossi.

I primi a rispondere al responsabile regionale degli enti locali, Marco Simiani, e al segretario provinciale Pd Giacomo Termine, sono stati il sindaco di Campagnatico, Luca Grisanti, seguito da Italia Nostra e Forum ambientalista di Grosseto.

Poche dopo sono arrivati i comunicati del comitato Val di Farma, e quello della sindaca di Civitella Paganico, Alessandra Biondi. Durissima la replica dei primi cittadini a Simiani, soprattutto per il suo richiamo alla responsabilità rispetto al progetto di stoccaggio dei gessi a Pietratonda. Inaccettabili le sue parole, per Biondi e Grisanti, che non ci stanno a essere additati come responsabili della sorte dello stabilimento di Scarlino, né di scarsa sensibilità verso i lavoratori, se il piano Accornero-Venator viene bocciato dalla conferenza dei servizi.

«Le realizzazione del progetto dipende dalla sua sostenibilità tecnica e ambientale che non spetta a noi valutare, bensì agli enti competenti», scrive Biondi. E Ribadisce che, riconosce «il ruolo centrale di Venator e la sua importanza a livello economico e sociale per tutto il territorio», ma le soluzioni ai problemi non devono essere basate «sulla responsabilità dei sindaci, quanto sulla sostenibilità delle proposte tecniche. Che tali devono essere per tutti, come affermato peraltro anche da Giacomo Termine», conclude Biondi.

Grisanti, va giù ancora più duro. «Come sindaco non prendo lezioni da nessuno, tanto meno da Simiani che non mi risulta abbia mai ricoperto nessun ruolo elettivo di pari responsabilità verso i cittadini. In questa vicenda ho sempre agito in piena sintonia istituzionale con la collega di Civitella Paganico, dialogando con le parti in causa, invitando tutti ad ascoltare le relazioni dei tecnici che hanno le competenze per entrare nel merito». Grisanti lancia anche un invito a Simiani «ad attivarsi affinché i soggetti istituzionali iscritti al suo partito – scrive – aderiscano al tavolo di confronto che ho chiesto per valutare sedi alternative nel caso in cui, su basi tecniche e non certo politiche, il sito di Pietratonda fosse bocciato». Per il comitato Val di Farma, le parole di Simiani sono sconcertanti. «Ma in quale mondo distopico una grande società privata vuole mettere in atto un progetto, che non risulta conforme alle norme per la protezione del territorio regionale, e la politica che governa la Regione, invece di invitarla ad accettare l’esito tecnico del procedimento, “bacchetta” gli enti locali che cercano di proteggere il territorio di propria competenza? Come poi un processo produttivo, il cui rapporto produzione-scarti è di uno a sette, non cinque come dice Simiani, si possa qualificare come esempio virtuoso di sostenibilità, anche questo rimane un mistero».

Poi una provocazione a chi ha in mano dati diversi da quelli che vengono riportati dagli organismi tecnici. «Lo dichiari pubblicamente, documenti alla mano, altrimenti accetti che quando gli esiti di un procedimento non sono quelli auspicati, non si possono battere i piedi e cambiare le carte in tavola», conclude il comitato Val di Farma. Per Italia nostra e il Forum ambientalista di Grosseto, il vero problema è continuare a ritenere che l’opposizione al progetto di Pietratonda sia basata su posizioni ideologiche anziché su dati analitici prodotti da uffici pubblici, «che evidentemente o non sono mai stati letti e conosciuti dal Pd o si finge di non sapere», scrivono. «Non siamo affetti dalla sindrome “non nel mio giardino”, come dice Termine, perché combattiamo le forme di inquinamento in tutto il paese e non ci impressiona la sua arroganza quando auspica di “sgombrare il campo dai disturbi polemici”. Per tutelare l’occupazione nel settore, abbiamo fatto tre proposte alternative, ma si fa finta di non sapere. Il problema reale è la sudditanza dei politici locali alla dirigenza Venator, storicamente testimoniata dai documenti», scrivono Italia nostra e Forum ambientalista, elencandoli. Intanto si attende la relazione Vignaroli – Zolezzi, sull’esito dei lavori della commissione. —

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