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Ecomafie, relazione choc: "I gessi rossi non dovevano andare nelle ex cave"
La commissione parlamentare d'inchiesta approva la relazione sul rifiuto industriale usato a Montioni e proposto per Pietratonda
SCARLINO. "Anziché cambiare la legge consentendo la prosecuzione dell'inquinamento delle matrici ambientali, si sarebbe dovuto vietare l'uso dei gessi rossi per il ripristino delle ex cave esaurite, in quanto l'unica legittima modalità di gestione di tale rifiuto era il conferimento in discarica. La Commissione ritiene che le norme derogate sui requisiti dei gessi rossi siano illegittime, poiché in contrasto con quelle sull'inquinamento della falda, contrasto che solo la Corte Costituzionale può risolvere".
Così il presidente della parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie), Stefano Vignaroli. La Commissione ha approvato oggi, 24 marzo, all'unanimità la relazione sull'inquinamento connesso alla gestione del rifiuto "gessi rossi", già usati per il ripristino ambientale della cava di Montioni, in via di esaurimento, e sui quali si attende dalla Regione Toscana la risposta sul progetto di portarli alla ex cava di Pietratonda, nel comune di Campagnatico.
Il documento, riferisce una nota, è stato trasmesso ai presidenti delle Camere.
"I gessi rossi _ si legge in una nota divulgata dalla commissione Ecomafie _ si ottengono unendo i fanghi rossi scarto di produzione del biossido di titanio (a Scarlino, in provincia di Grosseto, presso lo stabilimento della multinazionale Venator), con la marmettola (scarto di lavorazione del marmo di Carrara) in qualità di stabilizzante. Per ogni tonnellata di biossido di titanio, prodotto in Italia solo nello stabilimento di Scarlino, si generano sei tonnellate di gessi rossi, che devono essere smaltiti come rifiuto. Il biossido di titanio è usato nella produzione di numerosi oggetti quotidiani, tra cui pitture in campo industriale e civile, plastica, cosmetici, carta, prodotti farmaceutici, fibre, film, inchiostri, catalizzatori, calcestruzzo, materiali da costruzione e purificazione dell'acqua. La Commissione, che aveva già dedicato al tema un approfondimento nella precedente Legislatura nell'ambito della relazione sulla Toscana, ha indagato ulteriormente le diverse modalità di gestione del rifiuto, portando alla luce numerose e gravi criticità ambientali".
"Non sembra alla Commissione che questo sia l'atteggiamento corretto da tenere da parte dello Stato e delle istituzioni pubbliche che dovrebbero tutelare l'ambiente", dice Vignaroli.
L'impiego per il ripristino ambientale della cava stato approvato nel 2004 con un accordo volontario tra Regione Toscana, Huntsman Tioxide Europe (oggi Venator Italy) che produce il biossido di titanio, Comuni del territorio, provincia di Grosseto, Arpa Toscana e Asl. Ma il rilascio nei terreni di solfati, cloruri, manganese, nichel, cromo e ferro, lamenta la commissione, ha portato nel tempo alla contaminazione delle acque sotterranee alla cava.
A seguito delle conclusioni della commissione Ecomafie, questo il commento del parlamentare maremmano Luca Sani, Pd: “Quando si parla di gessi rossi non si pone soltanto il tema generale del loro utilizzo, che deve essere sempre e comunque compatibile con l’ambiente e la salute pubblica, ma del futuro di centinaia di lavoratori, compreso l’indotto, e delle loro famiglie. Per individuare soluzioni efficaci, condivise e che tengano realmente conto delle esigenze del territorio interessato occorre evitare approcci parziali”.
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