Il Tirreno

Grosseto

ECONOMIA E AMBIENTE 

Il Pd rompe gli indugi «Subito altre soluzioni o gessi a Pietratonda»

Lina Senserini

Marco Simiani, responsabile regionale enti locali, attacca «Area degradata, il progetto Venator ne fa parco naturale» 

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Lina Senserini

Campagnatico. Dare certezze all’azienda (Venator), tutelare l’occupazione, sedersi a un tavolo e trovare un percorso condiviso, considerando che Pietratonda è un sito «oggettivamente degradato da bonificare» e che, se non sarà questa, comunque una soluzione al deposito dei gessi rossa va trovata. È la strada indicata dal responsabile enti locali del Pd regionale, Marco Simiani, che ieri mattina è intervenuto sulla questione dello scarto di lavorazione del biossido di titanio prodotto a Scarlino, dalla cui “sistemazione” dipenderebbe il futuro dell’impianto Venator.

Più che un richiamo al dialogo, però, quello di Simiani è un invito a riconsiderare le posizioni, rivolto ai comitati, ai cittadini contrari al progetto Accornero (proprietaria delle cave), alla politica e ai sindaci di Campagnatico (sul cui territorio ricadrebbe l’intervento) e Civitella Paganico (che subirebbe l’impatto per prossimità geografica alle cave). Due ore dopo è arrivato anche il comunicato del segretario provinciale del Pd, Giacomo Termine. «L’industria è parte fondamentale del nostro tessuto sociale, ma deve garantire un equilibrio con l’ambiente», scrive Termine e chiede anche lui un tavolo di concertazione con Venator, i sindacati, Confindustria, le associazioni degli agricoltori, le istituzioni, gli organi competenti, il presidente e gli assessori regionali.

Dal canto suo Marco Simiani non ha dubbi che «l’azienda di Scarlino stia procedendo verso un percorso di economia circolare, grazie anche alla realizzazione dell’impianto di Ferro Duo, con il quale ridurrà del 50 per cento la produzione di gessi rossi». Ma il nervo scoperto resta sempre dove mettere lo scarto, visto che a Montioni presto il ripristino sarà finito. Per Simiani, non trovare una soluzione significa mettere in crisi l’intera area industriale del Casone. «Credo che a fronte di un impatto ambientale oggettivamente limitato, sia opportuno trovare una soluzione per dare certezze all’azienda, così che possa programmare gli investimenti utili ad un diverso riutilizzo dei gessi rossi», aggiunge Simiani. Poi rivolto ai sindaci. «La politica deve superare gli egoismi che si creano in questi casi e anche il sindaco di un piccolo borgo deve assumersi la responsabilità, ricercando invece il bene comune e aiutando il mondo che la circonda. Il sito di Pietratonda è oggettivamente degradato e inquinato, deve essere ripristinato e il progetto di Venator andrebbe nella direzione auspicata dal Comune di Campagnatico di creare un parco naturale. Se questo non sarà il sito, le istituzioni dovranno trovare una soluzione alternativa, perché non possiamo perdere questa unità produttiva, essenziale per l’economia provinciale».

Sulla stessa linea Termine. «Noi non siamo polemisti con la sindrome “non nel mio giardino” – scrive – e il conflitto sui “gessi rossi” deve diventare un’occasione perché l’industria, le istituzioni e la politica compiano un passo in avanti. Finché questi conflitti si baseranno su posizioni ideologiche, a perdere saranno soltanto i cittadini». Dunque, «sgombriamo il campo dai “disturbi polemici” e concentriamoci su soluzioni che sfruttino il meglio della ricerca e della tecnologia ambientale. Non c’è opposizione a Venator e ai suoi bisogni, ma comprensione e contemporaneamente, richiesta di rispetto. La Maremma tutta chiede a Venator di portare il meglio della tecnologia del mondo per rendere possibile una convivenza virtuosa. Vedremo se l’utilizzo di Pietratonda sarà idoneo, viste le difficoltà nel superare le osservazioni della Soprintendenza, ma questo non vuol dire che altre soluzioni non siano possibili», conclude Termine. —

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