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Gessi rossi, conclusa la relazione della Commissione ecomafie
Attesa per i risultati, che nel 2018 per Montioni bocciavano l’uso dello scarto. Il Comitato: lo dicevamo
CAMPAGNATICO. Mentre Venator tira fuori dal cassetto il progetto di un impianto da 15milioni di euro per trattare lo scarto della lavorazione del biossido di titanio – i gessi rossi prodotti a Scarlino – che consentirebbe di recuperarne una parte per uso agricolo e in edilizia, a sparigliare ancora le carte e ad allontanare l’ipotesi che il “mezzo no” al progetto, pronunciato dalla conferenza dei servizi, diventi un “sì”, sono arrivati i lavori della Commissione bicamerale sulle ecomafie.
Nella seduta del 9 marzo, il presidente Stefano Vignaroli ha annunciato l’approvazione di una relazione «sull’inquinamento derivante dall’utilizzo dei gessi rossi prodotti a Scarlino – si legge nel verbale della seduta – e di avere presentato, insieme all’onorevole Zolezzi, una proposta di testo trasmessa a tutti i componenti». I parlamentari avevano tempo fino al 16 per presentare le loro osservazioni, per cui si attende a breve il testo finale della relazione. Considerando che, nel 2018, a seguito delle indagini sulla cava di Montioni eseguite dai carabinieri del Noe, la commissione aveva già raggiunto le conclusioni sulla inidoneità del rifiuto-gesso rosso come materiale di ripristino, è facile ipotizzare che i contenuti della nuova relazione non si discosteranno troppo da quanto era già stato scritto tre anni fa. In attesa che il documento venga reso pubblico, sulla questione è intervenuto ieri il comitato Val Farma.
«È curioso – scrive – che Venator pubblicizzi un progetto, nemmeno tanto nuovo, sbandierando promesse occupazionali ed economia circolare “green” per ingraziarsi la comunità locale, proponendo gli scarti della lavorazione del biossido, una volta trattati, ai cementifici e al settore agricolo, in un progetto di economia circolare in cui i gessi escono dalla porta e rientrano dalla finestra. E che contemporaneamente la Commissione presieduta all’onorevole Vignaroli, che sta per approvare la relazione sullo smaltimento di rifiuti-gessi rossi a Montioni, abbia a suo tempo sottolineato che “gli esami effettuati su hanno accertato che tale sostanza non è idonea come rifiuto al ripristino ambientale”. Aggiungendo che “le concentrazioni di metalli pesanti non permettono l’utilizzo per il ripristino ambientale né per quello agricolo” ed evidenziando la presenza “sia di concentrazioni minime di calcio e zolfo che di cromo esavalente superiore al limite consentito”».
Che è esattamente quanto il comitato Val di Farma va ripetendo fin dalle iniziali osservazioni, depositate nella prima conferenza dei servizi alla quale ha partecipato. «Insomma, o i gessi rossi sono “puliti” o non lo sono. Le dichiarazioni di Vignaroli suggeriscono che la risposta sarà una sola. E allora, se come sospettiamo questi gessi “puliti” non fossero, sospettiamo anche che non potranno essere più usati per ripristini ambientali, né in altri progetti di economia circolare. A quel punto che ne sarà del piano “green” della multinazionale tedesca di Duisburg? E che ne sarà delle promesse di posti di lavoro di Venator & company? ». —
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