Il presidio
Post precipitoso, caos in tre comunità «Antonfrancesco, non puoi fare così»
Il sindaco di Gavorrano furioso con il collega di Grosseto che ieri ha divulgato la notizia sbagliata sui comuni da blindare
il caso
La decisione di dichiarare Grosseto, Scarlino, Castel del Piano e Arcidosso zona rossa non è stata affatto lineare, anzi. La riunione di venerdì tra i sindaci, il presidente della Regione e il direttore generale dell’Asl ha avuto due colpi di scena. E ancora ieri se ne sono sentiti gli strascichi.
Il primo sobbalzo c’è stato quando i sindaci di Roccastrada, Francesco Limatola, e di Follonica, Andrea Benini, hanno letto i dati regionali sui contagiati, su cui si sarebbe deciso il lockdown: non combaciavano con i dati in loro possesso, forniti dall’Asl.
Che azienda sanitaria ed ente regionale procedano su binari paralleli quanto a dati sulla pandemia non è una novità. I segmenti temporali di riferimento sono diversi e sono diverse le valutazioni (la Regione conta i positivi al tampone, l’Asl i positivi “presi in carico”, per i quali, cioè, è stata fatta l’indagine epidemiologica, e questo ritarda un po’ il dato).
Il problema nasce quando la differenza tra i due conteggi significa mettere il lucchetto ai cittadini oppure lasciare loro un minimo di libertà.
Limatola e Benini hanno chiesto un’ora di pausa per fare chiarezza. «Secondo i report dell’Asl – spiega Limatola – da sabato 113 marzo a venerdì 19 marzo, il periodo preso in considerazione per decidere sull’eventuale zona rossa, nel nostro comune abbiamo avuto 19 casi». Che, diviso per gli abitanti (8.879) e moltiplicato per 100mila fa 212, ben lontano da quel 250 oltre il quale scatta il rosso.
Anche il sindaco di Seggiano, Daniele Rossi, ha avuto il suo bel daffare a spiegare i positivi nel suo comune erano solo due, non tre. Comunque pochi, no? Eppure su nemmeno 1.000 abitanti, avere due positivi significa restare arancioni, averne tre, diventare rossi.
Il secondo colpo di scena è arrivato poco prima delle 18 quando, a incontro non ancora concluso e senza che fosse stato ancora deciso alcunché, il sindaco di Grosseto, e presidente della Provincia, Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha postato su Facebook che Grosseto entrava in zona rossa «come altri Comuni della nostra provincia – ha scritto – cioè Scarlino (che è già zona rossa), Castel del Piano, Seggiano, Roccastrada, Follonica e Arcidosso e forse Gavorrano su richiesta del sindaco Biondi benché sotto soglia». La dichiarazione è stata ripresa da alcune agenzie di stampa e da alcuni siti. Ma era sbagliata.
Follonica e Roccastrada, infatti, sono rimaste arancioni e così Seggiano. Nel frattempo, però, la frittata era fatta. E fino a ieri la falsa notizia di sei comuni in zona rossa in provincia è circolata sul web ed è stata pubblicata su giornali meno vicini al territorio. Tradendo, ancora ieri, l’agenzia La Presse che alle 13,37 scriveva di Grosseto «e sei comuni della sua provincia» in zona rossa.
Da Roccastrada e Follonica sono partite le smentite. Da Gavorrano, invece, è partito un furioso richiamo del sindaco Andrea Biondi. «Il sindaco di Grosseto – ha scritto su Facebook – mi ha indispettito non poco per la mancanza di rispetto nei confronti dei colleghi. Non puoi, Antonfrancesco, pur di apparire, comunicare nel tuo primo post (poi modificato e integrato con le giuste informazione) gli esiti della discussione con il presidente Giani ancora prima che le decisioni siano prese e neanche permetterti di comunicare le decisioni stesse alle diverse comunità al posto del sindaco».
E ancora: «Essendo il sindaco del capoluogo persona di rilievo – dice Biondi – la notizia è stata ripresa immediatamente dagli organi di stampa». Non tutti, va detto, non Il Tirreno, che ha prima chiesto conferma o smentita ai sindaci dei comuni interessati e all’ufficio stampa del Comune di Grosseto. Ad ogni modo quel post è stato letto da tantissime persone, «mettendo in confusione, che ormai da un anno regna sovrana, intere comunità – dice Biondi – sia chi è preoccupato per il lavoro, sia chi era già pronto a organizzarsi per la didattica a distanza dei figli». —F.F. e G.S.
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