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Epidurale e mamme in travaglio «Il servizio è come pre-Covid»
Dopo il caso della partoriente che alla fine non ha avuto l’anestesia il medico spiega le dinamiche di quei momenti e rassicura
l’intervento
Pietro liotta*
Sin dal 2008 il punto nascita di Grosseto offre alle donne la possibilità di richiedere l’epidurale per partorire senza dolore. Il servizio di anestesia ostetrica prevede una valutazione anestesiologica e la firma di un consenso informato che viene proposto a tutte le donne durante il loro percorso di gravidanza. Soltanto una piccola parte delle donne che hanno eseguito la visita anestesiologica chiederanno effettivamente di eseguire l’epidurale, perché la maggior parte preferisce limitarsi alle tecniche meno invasive e più naturali che offrono le ostetriche, trovandole sufficienti. Negli anni la richiesta dell’epidurale viene avanzata da una percentuale di donne in travaglio che oscilla intorno al 15 per cento.
In qualche caso nel tempo che trascorre per prendere la decisione di richiedere l’epidurale e renderla eseguibile, il travaglio raggiunge uno stadio per cui si perdono le condizioni per eseguirla. La natura stessa del “fenomeno travaglio”, imprevedibile nella durata e nel tipo di evoluzione, prevede prudenza e opportuni tempi di valutazione per garantire sicurezza del parto e controllo del rischio clinico.
Questo fa sì che in qualche caso la richiesta materna possa non essere evasa.
Ma dai feedback di valutazione che riceviamo, l’incidenza di un vissuto negativo da parte della donna attribuibile alla negazione dell’epidurale è molto basso, essendo più spesso correlato a tutti i molteplici fattori che sono presenti nella complessità del travaglio.
Chi sta vivendo l’esperienza del parto, la donna in primis e anche il compagno, sente quanto sono forti le emozioni in gioco. Se durante il proprio travaglio la coppia percepisce che nelle altre sale parto c’è intensa attività, il ritardo nell’assistenza può essere vissuto come il rifiuto di un’assistenza di cui si pensa avere immediata necessità. Ciò può accadere ancora di più in questo periodo in cui l’emergenza Covid è vissuta come un mostro che assorbe tutte le risorse.
Ma in realtà nel nostro ospedale il canale delle urgenze è nettamente separato dal percorso Covid e nessuna richiesta di intervento anestesiologica subisce attualmente una valutazione di priorità diversa da quanto avveniva in epoca pre-Covid.
Vorrei quindi rassicurare la coppia che ha recentemente ricevuto il dono della nascita di un bimbo, che il fatto che tutto si sia felicemente concluso non è attribuibile al caso e che l’attenzione nei confronti del loro travaglio e parto è sempre stata commisurata alle esigenze del caso. Infatti, analizzando i tempi di evoluzione del loro particolare travaglio, il fatto che non si sia eseguita l’epidurale ha comunque rappresentato un vantaggio, come mi ha anche confermato la felice mamma durante il nostro colloquio di feedback valutativo. Mamma che conserva un bellissimo vissuto della propria esperienza di parto. —
*Responsabile Anestesia ostetrica del Misericordia
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