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Presunta evasione da 16 milioni Accolto il ricorso di Conti Cavini

Maurizio Caldarelli
Presunta evasione da 16 milioni Accolto il ricorso di Conti Cavini

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Maurizio Caldarelli

grosseto. Rosanna Conti Cavini nella sua carriera è salita agli onori delle cronache sportive per le grandi vittorie ottenute sul ring dai suoi pugili, ma giovedì ha vinto nelle aule di tribunale un combattimento personale durato ben 14 anni (dei quali 12 dal primo processo del 2009), a seguito di un accertamento dell’Agenzia delle entrate di Grosseto per un valore complessivo di quasi 16 milioni di euro. Una vicenda che ha messo a dura la promoter internazionale di pugilato e la sua famiglia sia a livello economico che a livello personale.

La vicenda è nata nel settembre 2007, quando l’Agenzia delle entrate effettua un controllo fiscale, che si concluderà dopo quasi un anno, nei confronti della Boxe Rosanna Conti Cavini srl, della quale facevano parte l’amministratrice Rosanna Conti, la figlia Monia Cavini e il padre Florindo Conti. I fatti contestati riguardavano l’attività dell’organizzazione pugilistica negli anni 2003 e 2004, due annate tra l’altro molto importanti con riunioni organizzate in tutta Europa e con un giro d’affari notevole.

Il controllo fiscale portò l’Agenzia delle entrate a contestare un’evasione in materia imponibile per circa sei-sette milioni di euro, tra società e soci, che poi raddoppiati, con le sanzioni e gli interessi, hanno portato il totale richiesto a 15.968.000 euro.

L’Agenzia delle entrate, dall’autunno 2007, fece una verifica bancaria su tutti i conti correnti dei soci e della società, che qualche mese dopo presentò regolarmente i documenti per giustificare i movimenti bancari in entrata e in uscita. Documenti che l’Agenzia delle entrate non prese minimamente in considerazione, mettendo erroneamente tutto a tassazione sommando entrate e uscite, arrivando a contestare sponsorizzazioni che arrivavano da enti pubblici, in quanto le giustificazioni presentate non rientravano nei parametri richiesti. Sommando i conti di ognuno dei componenti della società e della società stessa, moltiplicati per tre o quattro per le sanzioni, si è arrivati a una cifra notevole, per la quale l’avvocato della Boxe Conti Cavini ha chiesto la sospensiva nel 2016.

La commissione tributaria, nel processo di primo grado riconobbe la validità delle argomentazioni della Boxe Conti Cavini; ma la sentenza fu contestata dall’Agenzia delle entrate, secondo la quale i documenti giustificativi delle operazioni bancarie erano stati prodotti solo tardivamente.

La Corte di cassazione giovedì ha cancellato la sentenza di secondo grado della Commissione tributaria regionale risalente al gennaio 2013, dando ragione alla Conti Cavini, difesa fin dalla prima udienza dall’avvocato tributarista grossetano Michele Martini dello studio associato De Carolis Ginanneschi-Martini, e rinviando la causa per un nuovo esame.

La “lady del pugilato” si vede azzerato il debito e confermata la sentenza di primo grado che le aveva dato ragione in entrambe le cause riguardanti le due annualità di imposta contestate.

«La Cassazione – spiega l’avvocato Martini – ha rappresentato che i documenti non visionati nel secondo grado, dalla commissione tributaria della Toscana, erano indiscutibilmente la prova che non erano stati evasi questi soldi, come sosteneva l’Agenzia delle entrate, che impugnò la sentenza di primo grado, ribadendo che la produzione documentale presentata nel dicembre 2008, comprovante l’assenza della contestata evasione era stata tempestivamente e compiutamente acquisita».

«Appena siamo venuti a conoscenza della sentenza della Cassazione – dice Rosanna Conti Cavini – abbiamo pianto di gioia. Per noi finisce un incubo interminabile, durato oltre dieci anni, periodo durante il quale abbiamo perso gli affetti più cari. Siamo felici che sia stata fatta giustizia e che ci stata riconosciuta».

Nei prossimi giorni il tribunale sbloccherà sia i beni dell’azienda sia quelli personali dei soci che sono stati aggrediti dall’Agenzia delle entrate e riscossione con ipoteche legali. —

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