Meteo
Lutto cittadino per il minatore Renato Bianchi
Aveva 69 anni, è stato ucciso dal Covid: nel 1981 partecipò al recupero della salma di Alfredino Rampi
Giulia Sili
GAVORRANO. Il Comune di Gavorrano si ferma per ricordare Renato Bianchi, il 69enne morto martedì a causa del coronavirus. Il sindaco Andrea Biondi ha indetto per oggi una giornata di lutto cittadino e alle 10 il capoluogo e le frazioni si fermeranno per osservare un minuto di silenzio.
Bianchi viveva con la moglie Carla a Gavorrano, da lei aveva avuto due figlie, Elena e Claudia ed era molto conosciuto nel Comune minerario proprio perché, appena trentenne, aveva fatto parte della squadra di minatori della Solmine che era stata chiamata a recuperare la salma di Alfredo Rampi, il bambino di Vermicino caduto nell’estate del 1981 all’interno di uno strettissimo pozzo artesiano.
Una morte, quella di Bianchi, che colpisce profondamente la comunità di Gavorrano e che lascia sbigottiti: il caso ha infatti voluto che a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, siano due i minatori morti a causa del virus, entrambi uniti dall’esperienza di Vermicino. Prima di Bianchi, deceduto soltanto due giorni fa, a morire a causa del virus è infatti stato anche Lionello Lupi. L’uomo, 91 anni, era morto lo scorso gennaio dopo aver contratto il coronavirus in una Rsa di Orbetello. Bianchi e Lupi dopo aver condiviso quell’esperienza tanto segnante che li aveva visti impegnati per giorni nel recupero del bambino, condividono adesso anche la stessa fine.
Eppure erano appena 21 i minatori della Solmine che nel 1981 furono chiamati a prendere parte alla difficile missione e di questi, già da alcuni anni, non ne era rimasta che la metà. All’inizio degli anni ’80 non c’era un servizio di protezione civile e così venne chiesto, in extremis, l’aiuto dei minatori maremmani, esperti nel lavorare all’interno di stretti cunicoli sotto terra.
Era il 10 giungo quando Alfredino Rampi cadde nel pozzo a Vermicino e dopo tre giorni morì. I minatori maremmani, e quindi Bianchi e Lupi, furono chiamati a recuperare il corpo senza vita del bambino. Ci riuscirono l’11 luglio. Uomini che arrivavano dalla provincia, abituati a scavare la terra per estrarre la pirite, che da un giorno all’altro si erano ritrovati a far parte di una vicenda nazionale. Il campo vicino a Frascati era conosciuto ormai da tutta Italia proprio per quella drammatica vicenda. Un’esperienza per loro indimenticabile, tanto che Lupi portava sempre con sé la lettera ricevuta dall’azienda mineraria in cui si leggeva il ringraziamento per la professionalità dimostrata durante quella tragedia. Gavorrano si ferma oggi per ricordare uno di quei minatori, anche lui vittima del virus.
Bianchi, dopo ha continuato a lavorare nell’area industriale di Scarlino fino alla pensione, raggiunta alcuni anni fa. Il virus non gli ha lasciato scampo: le sue condizioni si sono aggravate martedì pomeriggio, tanto che è deceduto in seguito ad una crisi respiratoria. Il sindaco Biondi, interpretando il comune sentire della cittadinanza, ha ritenuto doveroso proclamare il lutto cittadino, in segno di cordoglio e di partecipazione al dolore dei familiari per la scomparsa del loro caro. Proprio per questo Biondi invita i proprietari degli esercizi commerciali e delle imprese a mettere un nastro nero fuori dalla propria sede. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
