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Lettera a Mattarella dei genitori di Elena «Passati cinque anni e nulla è stato fatto»
Gabriele e Roberta: siamo stanchi della solidarietà ipocrita è il momento di dimostrare la vicinanza con atti veri
Giulia Sili
gavorrano. Quella della famiglia Maestrini è una tragedia che si rinnova giorno dopo giorno e la morte di Elena, vittima dell’incidente Erasmus avvenuto il 20 marzo 2016 in Spagna, ancora non vede responsabili.
Il lavoro di Gabriele e Roberta, genitori della giovane gavorraese morta ormai cinque anni fa, è costante, teso a cercare la verità per una vicenda tanto dolorosa e inaccettabile. E se il mondo della politica, ad oggi, non è riuscito a dare risposte concrete, la coppia si è adesso rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Elena Maestrini è morta a 21 anni in Spagna nell’incidente dove persero la vita 13 studentesse, di cui sette italiane. Il gruppo di 57 studenti Erasmus stava tornato da un soggiorno a Valencia, quando all’altezza di Freginals il bus finì contro il guardrail e poi fuori strada. Da allora sono passati cinque anni, tre archiviazioni e altrettanti ricorsi ma il lavoro portato avanti con determinazione da Gabriele e Roberta non si è mai fermato.
Nell’inchiesta giudiziaria spagnola, segnata da archiviazioni e opposizioni, l’unico rinviato a giudizio per la strage è adesso l’autista del bus di 62 anni, Santiago Rodriguez Jimenez. I giudici hanno respinto alcuni ricorsi della difesa del conducente, presentati contro il rinvio a giudizio deciso dalla Corte di appello di Tarragona nel novembre 2019. L’accusa sostenuta dalla Procura è di omicidio colposo per imprudenza grave, poiché l’autista era in stato di stanchezza. «Illustrissimo presidente – scrive la coppia di Gavorrano al capo dello Stato – sono trascorsi cinque anni da quel tremendo e assurdo giorno in cui abbiamo perso le nostre figlie, nulla è stato fatto se non tentare di insabbiare questa immane tragedia da parte sicuramente di alcuni soggetti della magistratura spagnola, non escludendo il Governo catalano e quello centrale, i quali sono rimasti in disparte e in silenzio».
Da allora si sono susseguiti tre tentativi di archiviazione e altrettanti ricorsi da parte dei genitori. «Siamo stanchi della solidarietà ipocrita e delle promesse virtuali dei politici fatte nei momenti di ricordo delle nostre ragazze – prosegue la lettera – è il momento di passare ai fatti e dimostrare con atti veri la vicinanza e l’affetto a chi è stata negata una vita a causa di incompetenze e superficialità».
Il dolore dei genitori è ancora oggi immane e la loro unica speranza, oltre a quella di dare giustizia e verità alle ragazze, è di provare a sensibilizzare i legislatori affinché siano emesse nuove normative in materia di sicurezza dei viaggi in autobus, a tutela di tutti quei giovani che continuano ad iscriversi ai progetti Erasmus. Per le famiglie delle vittime non è infatti accettabile che Esn Barcellona, l’associazione accreditata presso l’università ospitante, si permetta di organizzare gite culturali scegliendo soltanto in base al prezzo al minimo. «È inaccettabile che la magistratura italiana non abbia aperto un’inchiesta parallela il giorno successivo a questa tragedia – dicono i genitori di Elena – né tantomeno dopo i tre vergognosi tentativi di archiviazione. Da parte di alcune istituzioni ci sono stati impegni verbali, sull’onda emotiva del momento, a cui non è stato dato seguito e nessuno ad oggi si è impegnato fattivamente, sostenendoci in questa lunga lotta senza fine».
La speranza della famiglia Maestrini, come delle altre famiglie delle ragazze decedute nell’incidente, è che lo Stato italiano, insieme ad Erasmus Plus, alle università frequentate dalle giovani vittime e infine, non per ultime le Regioni di provenienza delle studentesse, «dimostrino la loro seria e concreta volontà di costituirsi parte civile». Soltanto la tenacia dei genitori delle vittime è riuscita per il momento a mantenere aperto uno spiraglio per conoscere la verità e domani Gabriele Maestrini avrebbe voluto tornare a Roma, di fronte all’ambasciata spagnola, proprio come ha sempre fatto prima della pandemia. «Anche quest’anno – dice – in rispetto alle norme anti Covid, e per il secondo anno consecutivo, non potrò esternare la mia rabbia davanti all’ambasciata di Spagna a Roma, ma non appena la situazione lo permetterà mi recherò di nuovo là, per reclamare giustizia e ancora giustizia».
Gabriele e Roberta, concludono la lettera inviata al capo dello Stato con un messaggio di speranza: «L’amarezza è immensa, il dolore infinito, ma non ci arrenderemo, continueremo sino all’ultimo respiro a mantenere alta l’attenzione e la memoria, senza dimenticare le altre sei ragazze, anche loro figlie di una Europa troppo giovane». —
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