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Pala eolica da 77 metri in progetto a Vallerona: la rivolta della comunità

Francesca Ferri
Un impianto eolico (foto d'archivio, AGF - Antonelli)
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Un impianto eolico (foto d'archivio, AGF - Antonelli)

Comune e comitato contrari, ma la Regione già oggi potrebbe dare il via libera. Il sindaco Galli: «Pronti  al ricorso»

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ROCCALBEGNA. Dopo il fotovoltaico (a Manciano), il geotermico (a Magliano), il nucleare (a Campagnatico) e l’elettromagnetico (a Castell’Azzara), nella placida campagna della provincia di Grosseto ci mancava l’eolico.

Anzi, non mancava affatto, per lo meno agli abitanti di Roccalbegna e dintorni. Che, da un giorno all’altro, si sono visti piovere letteralmente tra capo e collo una pala eolica che nulla ci azzecca – dicono – con la vocazione del territorio, che è agricola e agrituristica. Una pala che, tuttavia, pare avere ottime possibilità di andare a svettare tra Vallerona e Cana, modificando per sempre il paesaggio e, nei timori degli abitanti del posto, compromettendo, forse per sempre, il tessuto socioeconomico e ambientale del territorio che si fonda sulla bellezza del paesaggio.

La pala eolica in progetto misura 76,50 metri, e sono 76,50 metri colorati a strisce bianche e rosse e, di notte, illuminati da fari. Tanto che la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio ha espresso parere contrario alla sua installazione e così il Comune, attraverso l’Unione comunale, con un arrabbiatissimo sindaco Massimo Galli in testa. Gli abitanti, dal canto loro, si sono organizzati in un comitato spontaneo. Alla pagina Facebook collegata al comitato, “Vallerona terra mia”, in poco tempo si sono iscritte già oltre 300 persone.

Ma la strada è ormai imboccata. Nonostante il doppio no di Soprintendenza e Comune, la Regione dovrebbe rilasciare oggi il decreto.

La vicenda nasce la scorsa primavera quando, il 22 aprile, la società Ewt Italia developement srl, sede legale a Milano ma radici in Olanda, presenta alla Regione Toscana – ente competente in materia – la richiesta di installare un impianto eolico da 975 kilowatt formato da un’unica pala in località Podere di Moggino, vicino alla strada provinciale, non lontano dall’incrocio con Stribugliano, a cinque chilometri da Roccalbegna.

Il luogo non è scelto a caso: gli abitanti della zona lo chiamano “Quattro venti”, e questo la dice lunga sulla potenza del vento. A settembre viene convocata una prima conferenza dei servizi e vengono richieste integrazioni. Il 16 febbraio la seconda conferenza dei servizi. Arpat, Mise, E-distribuzione e comando regionale dei carabinieri danno parere positivo; Esercito, Aeronautica e Marina danno il nulla osta; Soprintendenza e Comune, come detto, danno parere negativo.

La Soprintendenza, in particolare, ritiene che «l’intervento proposto, per localizzazione, caratteristiche morfologiche, dimensionali e materiche, non sia compatibile paesaggisticamente con il contesto di inserimento» e ne sottolinea il «rilevante impatto». La sua realizzazione, dice inoltre, «comporterebbe una sostanziale alterazione dei valori paesaggistici» delle aree intorno. La Soprintendenza ricorda come il paesaggio sia puntellato da borghi antichi: Cana, Vallerona, Santa Caterina. E sia vicino alla zona Sic (Sito di interesse regionale) del monte Labro e dell’alta valle dell’Albegna. Ecco, in questo contesto, svetterebbe il palone bianco e rosso.

«La cosa più preziosa che abbiamo è l’ambiente – spiega il sindaco Galli – e, anche se in quella zona non c’è vincolo paesaggistico, è comunque una zona di pregio e quest’opera avrebbe un impatto enorme. La si vedrebbe da ogni angolo del territorio. Anche se l’hanno un po’ abbassata rispetto al progetto iniziale, di 95 metri, non può essere mitigata».

E c’è anche un altro aspetto che preoccupa Galli. «Se una società realizza una sola pala eolica, non ha bisogno di Via o Vas. E il mio timore è l’effetto cumulativo: quante altre ne potrebbero mettere? E poi, insomma, è una cosa del tutto calata dall’alto. Io sono nell’amministrazione da 15 anni e non è mai successo che una società venisse a fare un investimento sul territorio senza neanche passare dal Comune, senza sentire minimamente l’opinione della comunità».

Anche gli abitanti della zona sono sulle barricate. Parlano di una «proposta calata dall’alto» che «non tiene conto dei pareri della popolazione locale: non nasce da un bisogno della comunità ma dall’iniziativa privata di una multinazionale». Le energie rinnovabili non sono in discussione; lo è «la natura speculativa del progetto» e «l’assenza di benefici per il territorio».

Che fare, dunque? «Dal momento in cui la Regione pubblica il decreto autorizzativo, abbiamo dieci giorni per prendere un avvocato e opporci, come Unione dei comuni, di fronte alla Presidenza del consiglio dei ministri. E è quello che faremo», annuncia Galli. —

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