Il Tirreno

Grosseto

«Vi racconto chi era il mio trisnonno»

Gabriele Baldanzi
«Vi racconto chi era il mio trisnonno»

In Maremma è popolare il detto: «Ma chi ti credi, d’essere, il Favi?». Il pronipote Mario Caciai ricostruisce la sua storia

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Gabriele Baldanzi

GROSSETO. «Ma chi ti credi di esse’? Il Favi? ». Un modo di dire che tantissimi grossetani, soprattutto chi ha una certa età, avrà sentito almeno una volta o usato nel gergale quotidiano.

Una battuta dietro alla quale, passando l’aspirapolvere, si scopre la storia di una delle famiglie che hanno fatto la storia imprenditoriale di Grosseto, quella di Orazio Favi, personaggio enorme, che partito dal nulla seppe riscattarsi e farsi conoscere in tutta la Toscana meridionale. Mario Caciai, 40 anni, torinese di nascita ma maremmano nell’animo, è un discendente di Orazio Favi, il pronipote. «Sì, dopo aver abitato a lungo in Piemonte, ho deciso di vivere in Maremma e qui, per passione, ho riscoperto le radici della mia famiglia, perché tutto inizia dal Favi». Mario – figlio di Domenico Caciai, imprenditore del settore edile e immobiliare – sorride e poi riprende a raccontare. «Il mio trisnonno nasce in provincia di Arezzo e già poche ore dopo aver visto la luce inizia la sua battaglia. È figlio di “nn” (“nomen nescio”, paternità ignota). Cresce in collegio, finisce gli studi, si trasferisce in Maremma, dove lavora al Comune di Grosseto come fontaniere, prima di mettersi in proprio e fondare la ditta Favi». Già, la ditta Favi.

Mario sfoglia un catalogo, poi alcuni vecchi giornali. Ci mostra le pubblicità, poi le categorie merceologiche ricomprese nell’attività del trisnonno Orazio: cementi e marmi, stufe e mattonelle, tubi di ferro, ghise, materiale di ogni tipo per l’idraulica. Siamo nei primi anni del Novecento e Grosseto inizia a crescere. Chi commercia e costruisce accumula ricchezza. «Sono anche gli anni in cui Orazio si sposa – sono ancora parole di Mario Caciai – e dal matrimonio nascono due figli, Isolina e Gaetano Favi. Purtroppo, però, la moglie muore dando alla luce Gaetano e Orazio, superato il lutto, si risposa con una castiglionese. A quattro anni il figlio Gaetano raggiunge la madre, in cielo, a seguito di un incidente domestico».

Una lapide che ricorda l’angioletto è ancora visibile al cimitero della Misericordia di Grosseto. «Ho sempre saputo dell’angioletto – prosegue Mario – mi ci portavano fin da piccolo. Si trova dopo la portineria del cimitero, lungo il camminamento che porta alla Santa Croce. Qui, sopra al muricciolo c’è la scultura dell’angelo e la lapide in memoria di Gaetano Favi». La figlia Isolina, intanto, cresce e sposa Ernesto Salvatici, senese di origine. Dal matrimonio nasceranno ben sei figli, tra cui Vera, la madre di Domenico, nonna di Mario Caciai. Si perde, però, il cognome Favi. Anzi no. A dire il vero resta nel parlato dei grossetani, con un’espressione che ben connota l’autorevolezza, il prestigio, il carisma di quest’uomo: tarchiato, baffi vistosi, l’orologio in vista nel panciotto. «Ma chi ti credi di esse’? Il Favi?».

Nella foto Orazio Favi, sul litorale labronico, davanti alla cabina personalizzata che si era fatto costruire per permettere alla figlia e ai nipoti di cambiarsi e trovare l’ombra. E la ditta Favi sopravvivrà al fondatore. Alcune mattonelle da marciapiede, chiamate le mattonelle del Favi, con quello stampo/motivo che le ha rese celebri, sono ancora visibili in città (in via Mazzini, in via della pace, in via dei Mille) e nei paesi dell’entroterra maremmano. «Ne ho trovate diverse – conferma Mario Caciai – in via dei Curiazi, dove un tempo sorgevano i capannoni delle attività marchiate Favi». Qui gli americani sganciarono diverse bombe, pensando che fossero fabbriche per la produzione di armamenti. Nel 2005 durante la costruzione di alcuni edifici da parte della società Egica, proprio dove sorgevano i magazzini furono trovate due bombe d’aereo da 250 chili. Per farla brillare fu evacuato mezzo quartiere di Barbanella. Isolina Favi morirà a Grosseto nel 1954. Al suo funerale parteciparono migliaia di persone. Villa Favi è ancora oggi esistente in via Etruria, all’angolo con via dei Curiazi. —

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