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Tamponi gratuiti Nei piccoli paesi problemi logistici
Cuccia fa appello alle associazioni di volontariato Severi: «Il servizio partirà solo alla fine della settimana»
Sara Landi
GROSSETO. Presto anche nelle farmacie grossetane gli studenti, i loro familiari e gli insegnanti potranno fare un tampone rapido gratuito al mese grazie all’accordo raggiunto tra Regione e Unione regionale dei farmacisti titolari.
A beneficiare di questo nuovo servizio tutti gli studenti fino ai 18 anni (e anche i maggiorenni se frequentano ancora la scuola superiore), i loro familiari (compresi per esempio i nonni anche se non conviventi), gli studenti universitari e tutto il personale scolastico compresi quanti lavorano nei servizi educativi nella fascia 0-3 anni.
La misura interessa anche studenti e personale dei percorsi Iefp (Istruzione e formazione professionale).
Questi test rapidi sono possibili su base volontaria.
Chi volesse usufruirne deve però attendere ancora qualche giorno come conferma il farmacista grossetano Andrea Severi.
«Nelle farmacie già facciamo i tamponi a pagamento al costo di 22 euro che è comunque una cifra contenuta rispetto ad altri laboratori – spiega il dottor Severi – Grazie a questo accordo raggiunto a livello regionale gli studenti, i loro familiari e gli insegnanti potranno farne uno al mese in modo gratuito perché sarà la Regione a rimborsare le farmacie oltre a fornire i tamponi e i dispositivi di protezione per eseguire il test in sicurezza. La novità è stata annunciata ma non saremo pronti a partire prima della fine della prossima settimana perché aspettiamo le linee guida dalla Regione».
Il nuovo servizio potrebbe creare problemi logistici e organizzativi in particolare alle farmacie rurali, ovvero le farmacie dei piccoli paesi che durante tutta la pandemia, non diversamente da quelle urbane, sono state in prima linea nell’emergenza sanitaria.
Lo spiega la dottoressa Federica Cuccia, titolare della farmacia di Roccastrada e della proiezione farmaceutica di Sticciano Scalo e rappresentante a livello provinciale delle farmacie rurali.
«Nei piccoli paesi la farmacia è spesso l’unico presidio sanitario esistente – dice la dottoressa Cuccia – Il nostro punto di forza è sempre stata la presenza capillare sul territorio. Con la pandemia il nostro lavoro è più che triplicato e non ci siamo mai sottratti: abbiamo stampato le ricette al posto dei medici per non intasare gli ambulatori e venire incontro alle persone, abbiamo distribuito vaccini antinfluenzali e mascherine, abbiamo sempre dato la massima disponibilità».
Ora a tutto questo (e al lavoro ordinario) si aggiunge un servizio importantissimo che richiederà un grosso impegno supplementare ma per il quale le farmacie rurali potrebbero non essere attrezzate.
«Non è una questione di volontà che non ci è mai mancata – precisa la farmacista – Parlo di problemi di ordine organizzativo e logistico che farmacie più grandi e strutturate non hanno. Da una parte c’è la gestione burocratica del servizio che non è cosa da poco, dall’altra bisogna fare i conti con il fatto che le farmacie rurali hanno spesso locali piccoli dove non è possibile per esempio garantire ingresso e uscita differenziata per ragioni di sicurezza. Inoltre spesso vi lavora un solo farmacista. Non è che non vogliamo farlo ma non in tutte le farmacie rurali ci saranno le condizioni per poter erogare questo servizio».
La dottoressa Cuccia si riserva comunque di esaminare nel dettaglio le modalità attuative appena inviate dalla Regione e fa un appello ai Comuni e alle associazioni di volontariato come Misericordia e Croce Rossa.
«La loro collaborazione – spiega – potrebbe essere decisiva per riuscire a garantire comunque il servizio malgrado questi limiti oggettivi delle nostre strutture». –
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