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Fotovoltaico, i timori per l’agricoltura

Francesca Ferri
Fotovoltaico, i timori per l’agricoltura

Sinistra mancianese presenta le osservazioni al progetto di impianto da 110 ettari di Iberdrola: «Già bocciato uno simile»

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Francesca Ferri

MANCIANO. Dall’impatto sull’ambiente e sulla fauna, a quello sulla psicologia degli abitanti. Dalle briciole per l’occupazionale alla necessita di cambiare gli strumenti urbanistici e l’intera vocazione di un’area oggi dedicata all’agricoltura di qualità. Dalle ripercussioni su aziende e agriturismi a quelle dovute allo scalzare l’agricoltura dai campi per far posto a impianti industriali. A meno di una settimana dalla scadenza dei termini per presentare osservazioni sulla richiesta della società Iberdrola Renovables Italia spa di realizzare un megaimpianto fotovoltaico da 110 ettari a Poggio Contino (Manciano), Sinistra mancianese – formazione politica di recente costituzione che fa capo ad Antonio Camillo – presenta le proprie osservazioni sul progetto. E sono osservazioni del tutto negative.

«La Regione Toscana – scrive Sinistra mancianese – ha prodotto negli ultimi dieci anni le migliori leggi in materia di protezione dell’ambiente e del paesaggio e noi siamo felici di risiedere in Toscana. Questo complesso di leggi proibisce in maniera incontrovertibile la realizzazione di impianti fotovoltaici delle dimensioni di quello proposto dalla Iberdrola renovables Italia spa».

Eppure il timore è altissimo. Molte multinazionali si stanno muovendo nel campo del fotovoltaico; Sinistra mancianese cita esempi in Sardegna e in Lazio. E cita l’aumentata capacità di lobbing «che si è già manifestata lo scorso anno nel campo del fotovoltaico industriale con l’impugnativa della legge regionale 82 del 27 agosto 2020 da parte del governo Conte bis». Con questa legge la Toscana voleva mettere un tetto di 13 ettari agli impianti fotovoltaici, ma il giudizio è ancora pendente e ad esso sono legate anche le sorti del progetto di Manciano.

Il primo timore di Sinistra mancianese è che l’agricoltura non riesca a resistere al ben più remunerativo affitto dei terreni per il fotovoltaico, i cui canoni annui «vanno dai 2mila ai 4mila euro per ettaro».

Secondo timore è l’impatto sulla fauna che, secondo Sinistra mancianese, Iberdrola sottovaluta e minimizza. «L’impianto – aggiunge – sarebbe incastonato tra due importanti riserve naturalistiche, un parco archeologico e un bosco primario di oltre 3mila ettari in una zona dove scorrono fiumi e ruscelli e ricca di una straordinaria biodiversità».

Il gruppo osserva poi che, allo stato attuale, il Piano strutturale e operativo del Comune non consente un tale intervento in quell’area ma prevede «uno sviluppo dedicato esclusivamente all’agricoltura (biologica e di qualità)». Servirebbe dunque una variante urbanistica e «un cambio totale di prospettiva per una vasta area».

Ma quali sarebbero i vantaggi per il territorio? Scarsissimi, se non nessuno, secondo Sinistra mancianese. «Nel migliore dei casi alla manodopera locale resteranno pochi mesi di opere edili e di montaggio dei prefabbricati».

«Crediamo fermamente che il futuro del nostro comune si incentri sulla salvaguardia del patrimonio ambientale – conclude Sinistra mancianese – sul recupero e la manutenzione dei centri storici e dei numerosi siti di interesse archeologico, sull’agricoltura incentrata sulla produzione di cibi genuini e rispondenti alle tradizioni locali, su un conseguente turismo culturale e rispettoso. Questi sono i motivi per cui nel febbraio 2011 ci opponemmo alla realizzazione di un progetto molto simile a questo, nel medesimo sito, presentato dalla società Solar Park Amelie srl, questi sono i motivi per cui oggi siamo ancora qui a chiedere che, come allora, il progetto di Iberdrolas renovables Italia spa venga bocciato». —

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