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Caso gessi rossi Comitato indignato da Marras e Monni Giani in campo

Lina Senserini
Caso gessi rossi Comitato indignato da Marras e Monni Giani in campo

Assessori sperano di «superare le obiezioni»: cittadini basiti Il presidente della Regione annuncia un incontro con le parti

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Lina Senserini

Campagnatico. Il presidente della Regione Eugenio Giani convocherà nei prossimi giorni un incontro con le parti coinvolte nel problema “gessi rossi”, a partire dal progetto di ripristino delle ex cave di Pietratonda con l’uso di questo materiale. L’obiettivo è trovare quella soluzione condivisa che tutti ora auspicano, dopo mesi di discussione sul piano di ripristino presentato dalla proprietà delle cave, Accornero srl.

L’annuncio della discesa in campo di Giani lo ha dato il sindaco di Campagnatico, Luca Grisanti, ieri durante la diretta Facebook sul tema, nella trasmissione La Maremma in diretta di Carlo Sestini.

Intanto, sempre ieri, è arrivata la dura replica del comitato Val di Farma alle dichiarazioni di Venator e degli assessori regionali all’Ambiente e all’Economia, Monia Monni e Leonardo Marras, all’indomani della conferenza dei servizi che ha avviato la procedura di “avviso di diniego” al progetto. Venator, rammaricata, si è detta disponibile al confronto per «migliorare ulteriormente la proposta e lavorare con tutte le parti coinvolte per ottenere un risultato che porti a un positivo ripristino della cava».

Monni e Marras vedono, invece, spazi per arrivare a un esito positivo del progetto e a una soluzione tecnicamente sostenibile. «All’indomani della chiusura del procedimento l’azienda si è dichiarata disponibile a cercare soluzioni per superare le obiezioni della Soprintendenza e del Comune di Campagnatico, per ricostruire l’ambiente dopo lo sfruttamento e l’abbandono della miniera. Tutti gli altri impatti sull’ambiente messi sotto osservazione, chimici e fisici, sono stati giudicati compatibili. Da qui gli spazi per arrivare a un esito positivo», dicono.

Ed è proprio leggendo queste dichiarazioni che il comitato Val di Farma, questa volta, è passato «dall’incredulità e l’indignazione» di altre occasioni, alla costernazione. «Ci chiediamo allora a che cosa siano servite ben cinque conferenze dei servizi – scrive il comitato – corredate da una mole di documenti che attestano la pericolosità dei gessi rossi e le criticità del progetto (vedi pareri di Arpat, Autorità di bacino, settore Miniere della Regione), se poi non si accetta la decisione dell’ente competente e si continua a interpellare la politica fino allo sfinimento, con lo scopo di ottenere comunque ciò che si vuole».

Per il comitato «è incredibile leggere pubbliche dichiarazioni false, siano esse di sindacati, Confindustria o arrivino dai politici: è possibile che nessuno si sia preso la briga di leggere gli atti prima di commentarli? O gli atti vengono travisati deliberatamente? Non ci resta che fare un’ultima proposta: diciamo basta a sprechi di tempo, denaro e risorse pubbliche, eliminiamo gli uffici regionali, via i tecnici che non ha senso continuare a far lavorare e pagare; via anche i politici che possono cambiare parere a seconda delle lune, lasciamo solo un piccolo ufficio con un computer solitario, che registrerà automaticamente le comunicazioni delle multinazionali di turno che semplicemente avviseranno della loro intenzione di realizzare progetti; il “nostro computer” risponderà che tutti quei progetti sono belli e buoni e giusti. E che nessuno possa replicare». —

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