Italia
Caritas, i numeri choc della povertà e la storia di una mamma sola e malata
Grosseto. Triplicate le famiglie che sono ricorse alla Bottega della Solidarietà e quasi quintuplicate le docce per il servizio igiene.
GROSSETO. Marisa (nome di fantasia per tutelare la sua privacy) è una giovane mamma. Vive a Grosseto, con i suoi due bambini: da sola, perché la storia con il padre dei suoi figli si è interrotta. È dunque lei a occuparsi della famiglia e non è facile perché Marisa ha perso il lavoro: è stata licenziata. Trovarne un altro non è un’impresa facile: situazione del mercato dell’offerta a parte, lei ha problemi di salute e uno dei suoi piccoli ha bisogno di tante cure perché è autistico. Oggi Marisa è una dei 571 grossetani (di origine o di adozione) che nel corso del 2020 – l’anno terribile della pandemia da coronavirus – hanno beneficiato del sostegno della Bottega della Solidarietà di via Pisa, quel luogo voluto dalla Caritas diocesana di don Enzo Capitani in cui chi non può permettersi di andare al supermercato o al negozio di vicinato può riempire ugualmente la sporta della spesa.
i numeri
Fanno tremare le gambe i numeri con cui Caritas è in grado di descrivere la povertà delle famiglie di Grosseto. La povertà, sì, cioè quella condizione per cui – se non c’è una mano caritatevole tesa verso di te – sei costretto a fare a meno anche di ciò di cui a meno non si può fare: ovvero, mangiare. Prima che il virus deflagrasse, erano 70 le famiglie con in tasca la tessera che consente di avere accesso alla Bottega; nel 2020 sono diventate 213 – sono triplicate – dato che corrisponde a 571 nomi, volti, storie di cui 124 di minori. Durante la fase del confinamento, sono state persino molte di più: 564 famiglie, più di mille persone. E questi sono solo i numeri relativi all’attività della Bottega. Al centro di ascolto diocesano di via Alfieri nel 2020 si sono svolti 5.754 colloqui – in presenza e online – per 1.780 famiglie che hanno chiesto aiuto. Il servizio mensa – che a causa del diktat che impone il distanziamento sociale è diventato itinerante grazie alle unità di strada – ha distribuito nel corso del 2020 15.800 pasti e continua a farlo al Piazzalone e in piazza Barsanti. Caritas ha dovuto ripensare anche il servizio per l’igiene personale che per diverse settimane è stato trasferito al campo Zauli agli impianti messi a disposizione dal Comune; se nel 2019 le docce di chi non ha un luogo dove lavarsi erano state 1.923, nel 2020 sono diventate 9.512, cioè sono quasi quintuplicate: basterebbe questo...
il racconto
«Sono tante le storie personali che colpiscono», dice Loredana Sauna, responsabile del progetto Bottega della Solidarietà. La storia di Marisa, che conosce da meno di un anno, però, la tiene nel cuore: perché «è una mamma giovane e sola, che non sta bene di salute – descrive – Ha lavorato per oltre dieci anni in un’azienda di Grosseto, poi è stata licenziata: e hanno potuto farlo per una serie di motivi contrattuali. L’ex marito c’è e non c’è. Ha una mamma, che cerca di aiutarla ma può farlo fino a un certo punto. Vorrebbe trovare un lavoro ma ha due ostacoli: la sua salute che non le permette di fare sforzi e la condizione di uno dei suoi due bambini che è autistico».
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«Di lei mi colpisce – racconta ancora Loredana – l’umiltà con cui chiede e la dignità con cui va avanti». Loredana aiuta tutti – nello spirito e secondo la missione di Caritas – ma per alcuni scatta l’empatia. Lasciano il segno le vite «degli anziani con le pensioni ridotte all’osso, meno di 400 euro al mese». O di quella nonnina «che prima che scoppiasse la pandemia – ricorda Loredana – dalla Bottega ogni tanto prendeva anche un dolcino per portarlo al Centro Anziani: anche quella era convivialità. Ed ora non può più farlo a causa dell’emergenza sanitaria». Ci sono gli anziani soli. E le famiglie con stipendi troppo bassi, affitti troppo alti e talvolta anche una rete parentale non solida: andare in corto circuito, dividersi anziché unirsi, è un attimo. E anche questa è l’emergenza.
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