Il presidio
Accuse a Olga Ciaramella Convocato il consiglio
L’assise straordinaria si svolgerà venerdì e sarà, come annunciato, a porte chiuse La consigliera: «Io sono serena, è stato sbagliato rendere pubblico quell’attacco»
Alfredo Faetti
grosseto. La convocazione è arrivata l’8 marzo. Data piuttosto significativa se l’argomento è l’aspra polemica tra sei componenti della commissione pari opportunità dalla provincia di Grosseto e la consigliera provinciale con quella delega Olga Ciaramella. La frattura sarà dunque al centro del consiglio provinciale convocato a Palazzo Aldobrandeschi per venerdì, che ha come unico punto all’ordine del giorno “Assunzione e valutazione delle lettere e relazioni pervenute all’amministrazione e relative a problemi di funzionamento interni alla commissione pari opportunità”.
«Io sono serenissima», commenta la diretta interessata, Olga Ciaramella, che nelle sue vesti di consigliera sarà presente alla seduta. Il consiglio si svolgerà in presenza, e sarà a porte chiuse. Lo dice l’atto di convocazione del presidente Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che – tra l’altro – impone ai membri dell’assise di munirsi di mascherina. Ma se queste sono le disposizioni che valgono per tutti in tempo di pandemia, le porte chiuse sono legate strettamente al tema che sarà trattato. Lo dice l’atto facendo riferimento alla privacy, visto che gli argomenti «riguardano situazioni e condizioni riferite a persone e come tali posso essere riservate e trattate esclusivamente dai consiglieri provinciali, ne è vietato l’utilizzo per scopi diversi da quelli amministrativi». E lo conferma Ciaramella. «Parliamo di argomenti che riguardano la sfera privata delle persone», dice, dichiarandosi del tutto serena per questa faccenda. «Io sono una donna delle istituzioni – prosegue – ho sempre creduto nelle organizzazioni democratiche fin tanto che queste restano tali».
Per le critiche che le hanno rivolto le sei commissarie, Ciaramella parla di un «attacco premeditato e reso pubblico fuori dalla sede opportunità di trattazione. È stato sbagliato». Una lettera è stata diffusa a metà febbraio e attaccava Ciaramella di portare avanti una propaganda elettorale attraverso il suo ruolo. Attacco che si declina in tre capi d’accusa. Il primo riguarderebbe offese che la consigliera avrebbe rivolto alle commissarie durante una riunione; per riprendere la lettera, Ciaramella avrebbe «sempre esercitato pressioni, talvolta sfociate anche in vere e proprie imposizioni e nell’uso di espressioni sconvenienti rivolte alle commissarie». La seconda accusa è legata ai fatti del 25 novembre, giornata dedicata alla violenza contro le donne, «strumentalizzata» a detta delle sei firmatarie in quanto Ciaramella avrebbe usato quell’evento della commissione «per una evidente personale campagna elettorale, sottraendo tempo agli interventi delle commissioni comunali». Infine, terzo capo d’accusa, «la mancata condivisione con la commissione – recita la lettera – dell’iniziativa “La Maremma a fianco delle donne”, di cui la commissione è stata informata a riunioni già svolte, pur essendone stata già pubblicizzata la partecipazione»;
Le sei firmatarie hanno dunque chiesto lumi a Vivarelli Colonna, che già aveva avuto un incontro con loro promettendo già allora la convocazione di un consiglio provinciale straordinario; la promessa è stata mantenuta, con la convocazione a Palazzo Aldobrandeschi: a porte chiuse. —
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