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La vicenda Cassero finirà nella mani di un giudice civile
Il Comune risponde picche alla richiesta di risarcimento Del Gizzo non molla: «Ci sono anche danni di immagine»
Alfredo Faetti
GROSSETO. La vicenda del Cassero senese è ormai destinata a risolversi in tribunale. Il comune di Grosseto ha risposto picche alla richiesta di risarcimento presentata dalla Archetipi srl presentata per il mancato perfezionamento del contratto di gestione del più famoso monumento cittadino. La società si era inizialmente aggiudicata la gestione come unica partecipante al bando indetto nel 2019 e promosso dall’Istituzione Le Mura, ma non si arrivò a una firma definitiva.
Era il 31 maggio quando iniziò una battaglia tra Archetipi della famiglia Del Gizzo e il municipio, sia con i funzionari sia con gli amministratori, che a questo punto sarà risolta da un giudice del tribunale di Grosseto in sede civile. «Risarcimento e danno di immagine» sono le accuse che Guido Del Gizzo intende muovere al Comune: risarcimento di tutte le spese sostenute, dai lavori agli eventi che comunque si sono svolti, passando per gli arredi e gli strumenti acquistati da Archetipi per realizzare il progetto con cui aveva vinto il bando. E poi il danno d’immagine. «Noi chiederemo sia danni materiali che di immagine per come è finita tutta questa operazione», dice Del Gizzo, spiegando poi che la causa sarà rivolta a coloro che sono stati gli interlocutori di tutta questa faccenda, ovvero il Comune e l’Istituzione Le Mura. «Chiederemo i danni a entrambi e il Comune non potrà tirarsi indietro», spiega l’imprenditore, in quando, a suo dire, nelle varie tappe della vicenda ha avuto più volte rassicurazione da parte degli amministratori senza però che alle parole seguissero i fatti.
La causa per conto della società sarà seguita dallo studio legale Boccini, lo stesso che non più tardi di un mese fa aveva scritto via Pec una lettera al municipio contenente non solo la richiesta di risarcimento, ma anche una prima stima dei danni, calcolati in circa 130mila euro. Ma come detto, alla missiva gli uffici amministrativi hanno risposto che Archetipi non ha alcun diritto a reclamare questi soldi.
L’origine di questa diatriba sta nell’aggiudicazione definitiva del Cassero che non è mai avvenuta. Così come sempre prevedono i bandi, prima di arrivare a questo passaggio devono essere verificate le dichiarazioni rese dalla società. Archetipi mette in piedi alcuni eventi per l’estate 2019 attraverso l’aggiudicazione provvisoria, ma quella definita non arriva. Si arriva così all’autunno, quando Comune e Istituzione sollevano obiezioni sui requisiti della società al momento della sua partecipazione alla gara, in particolar modo per quel che riguarda l’iscrizione all’Inps oltre i limiti previsti dal bando. Del Gizzo ha rispedito l’accusa al mittente. L’imprenditore a quel punto tiene delle riunioni con l’amministrazione, nel corso delle quali – sostiene – gli sarebbero state date garanzie che tutto sarebbe stato risolto attraverso un nuovo bando. Così lui rinuncia all’aggiudicazione definitiva. Ma il nuovo bando non arriverà e qui parte la Pec al Comune con il conto da 130mila euro, cifra destinata a finire al centro di una causa civile.
Archetipi srl si presentò al bando del 2019 per l’aggiudicazione quinquennale con una serie di proposte innovative per far rivivere il Cassero senese. Ad esempio, il Museo Dinamico del Paesaggio Toscano (Patos) concepito come una serie di istallazioni espositive mobili e modulari, basate su sistemi di proiezione olografica e ambientale, che potessero consentire l’allestimento di mostre sulle icone territoriali, le vulnerabilità del paesaggio o la sua evoluzione nel corso del tempo. Inoltre, aveva in cantiere una biblioteca virtuale nel Cassero, con tanto di anteprima nella troniera degli Arcieri. Invece, a trovare spazio nel monumento grossetano sono stati solo alcuni eventi provvisori nell’estate 2019. –
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