Il presidio
L’assessora Bruni «Mi ricandiderò, sindaca o consigliera è da decidere»
L’esponente della giunta Morini replica agli ex compagni Pd E non risparmia critiche, a partire dalla nuova dirigenza
Francesca Ferri
manciano. «Tutte le volte vengo tirata in ballo come se l’amministrazione Morini fosse solo Valeria Bruni. E invece noi amministriamo in gruppo, facciamo cose. Non siamo fermi, né non sappiamo programmare». L’assessora di Manciano Valeria Bruni coglie l’occasione dell’ultima stoccata, arrivata nei giorni scorsi da Hannah Lesch, segretaria del Pd di Manciano, ex partito della Bruni, per parlare a tutto tondo del suo strappo col Pd, ma anche del suo lavoro di questi anni in giunta e della sua posizione rispetto ad alcuni scenari futuri che attendono il territorio.
Bruni, partiamo dal suo rapporto col suo ex partito, il Pd. Da un anno sembra ancor più burrascoso che non dopo la rottura nel 2017.
«La Lesch, in quell’intervista, dice che mi devo prendere “le mie responsabilità”? Io le rispondo che me le sono già prese quando ho scelto di entrare in una lista civica, di restarci in modo forte, in momenti di difficoltà, e voglio portare questa amministrazione fino in fondo. Abbiamo fatto tanto, date tantissime risposte al territorio, basta vedere i lavori pubblico: per trovare tanti interventi così dobbiamo andare indietro tanti anni».
Il Pd ha annunciato l’apertura della campagna elettorale per le elezioni del 2022. Lei che intenzioni ha?
«Mi ricandiderò come ho fatto stavolta con qualcosa di civico e molto aperto, perché credo che quando si parla di territorio non ci sono bandiere».
Candidata consigliera o candidata sindaca?
«Non so che ruolo avrò, né come e con chi. Lo vedremo qualche mese prima delle elezioni, ora è prematuro. È difficile programmare con la pandemia in corso e le situazioni che cambino dall’oggi al domani. So per certo che, al contrario di quanto ha detto la signorina Lesch, il gruppo della sinistra non è tutto con il Pd. Ho delle persone accanto anch’io, più di quante si creda».
Quante preferenze ottenne nel 2017?
«Furono 476, nonostante il passaggio dal Pd, in cui militavo da quando avevo 14 anni».
Lei si definisce una donna di sinistra, ma è in una giunta di centrodestra.
«In questo momento si fa un governo nazionale Pd e Lega, non vedo perché non si possa fare a livello di comuni. Io sono rimasta fino all’ultimo dentro il Pd, ma la mia espulsione (nel 2017) è stata atto vergognoso: quando decisi di andarmene, andai in federazione con “È ora” (il gruppo che ha poi corso con il sindaco Mirco Morini) e dissi che non volevo stare con il Pd. Non c’era bisogno di espellermi».
Il Pd di oggi si dice rinnovato. Eppure lei non va d’accordo neanche col “nuovo” Pd.
«Il rinnovo non c’è stato. Probabilmente le persone che tirano le fila sono sempre le stesse. C’è un Pd “all’apparenza” e uno “ombra” che ha sempre fatto male alla cittadinanza».
Lei aveva minacciato querela dopo esser stata tacciata di amministrare per interessi personali. L’ha fatta?
«Su questo non dico niente perché ci sono tempi e condizioni ancora in atto. Ma questa affermazione è una cosa cattiva: io non ho mai fatto nulla per interessi personali. Nemmeno il Pd l’ho lasciato per interessi personali. Io l’ho lasciato piangendo, il Pd».
Veniamo a Manciano oggi e al lavoro dell’amministrazione di cui fa parte. Partiamo dalla fruizione delle cascate termali pubbliche di Saturnia, dove da anni si cerca di capire il da farsi. Cosa ha fatto l’amministrazione?
«Ha sempre lavorato per l’interesse pubblico e il mantenimento dell’area aperta a tutti. Il 6 agosto 2020 la giunta ha deliberato per avere l’area demaniale a disposizione. Siamo a buon punto, è stata fatta una seconda perimetrazione. C’è stato solo un rallentamento perché Terme di Saturnia ha chiesto un pezzettino per avere una scalinata di congiungimento dalla parte sopra alle cascatelle. Stiamo poi lavorando per gestire quell’area con un numero limitato di accessi».
La scorsa estate la situazione era desolante: migliaia di persone a mollo, migliaia di auto, a dispetto del Covid e della tutela del sito.
«Sì, scene allucinanti. Abbiamo avuto anche 2mila persone al giorno, con tanto di report della Municipale. A luglio e agosto è stato impossibile limitarle. Io avevo lo stomaco rivoltato per quelle scene. Le cascatelle sono il nostro fiore all’occhiello. Perciò si è tentato di fare un passo in avanti vincolando l’area demaniale a un numero massimo di persone. Abbiamo chiesto preventivi a tre ditte per un piano di sicurezza. L’accesso massimo sarà 150 persone, 550 se si userà anche campo superiore».
Come farete a limitare gli accessi? Un biglietto?
«No, non si farà attraverso un biglietto; quel che si pagherà sarà solo il parcheggio. Abbiamo pensato a un’app di prenotazione che verrà presentata a breve. Ci ha lavorato Davide Lumini e sta facendo un gran lavoro. Si spera che l’app entri in funzione a breve».
Altra questione cruciale: il megaimpianto fotovoltaico da 110 ettari che una ditta vuole realizzare a Montauto. Qual è la sua posizione?
«Il percorso nasce nel 2011, quando io non c’ero, costruito tra Provincia, Regione e Comune, interessato marginalmente. L’area è identificata come piazza bianca, non ha Dop, Igp, è degradata perché ha vicino una vecchia miniera di antimonio. Io non sono contro il fotovoltaico, né contro le rinnovabili. E non mi sento di dire no a prescindere: non ho gli strumenti per valutare. Concorderemo il percorso con la Regione, anche perché le norme sono contrastanti. La valutazione va fatta in modo chiaro e oggettivo, valutando anche eventuali ritorni, tipo la bonifica. Bisognerà incontrarsi anche coi cittadini, ma ora con la pandemia non si può». —
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